Quanto è incredibile che Dio possa prendere un miserabile peccatore, privo del timore del Signore, e trasformarlo in un santo lavato nel sangue e in un predicatore del Vangelo! In questa storia vediamo all’opera nella vita del nostro autore di inni la potenza di Dio che trasforma la vita.
Nel piccolo cimitero di una chiesa a Olney, in Inghilterra, si trova una lapide di granito con questa iscrizione, scritta dallo stesso Newton prima della sua morte:
John Newton, un tempo miscredente e libertino, servo di schiavi in Africa, fu, per la ricca misericordia del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, preservato, ristabilito, perdonato e incaricato di predicare la fede che a lungo si era adoperato a distruggere!
Questo epitaffio descrive bene la vita insolita e ricca di vicende di quest’uomo, uno dei grandi predicatori evangelici del XVIII secolo. La sua testimonianza era: «Per la grazia di Dio, sono quello che sono!»
«Amazing Grace» è un inno pubblicato nel 1779, il cui testo fu scritto nel 1772 dal poeta inglese e ministro anglicano John Newton (1725–1807). «Amazing Grace» è probabilmente l’inno più amato degli ultimi due secoli. Si stima che questo inno venga eseguito 10 milioni di volte all’anno. È apparso in oltre 11.000 album ed è stato tradotto in circa 60 lingue. Vi si faceva riferimento nel romanzo antischiavista di Harriet Beecher Stowe La capanna dello zio Tom. La sua popolarità crebbe notevolmente durante due delle più grandi crisi americane: la guerra civile e la guerra del Vietnam.
Per ironia della sorte, questo canto commovente, strettamente associato alla comunità afroamericana, fu scritto da un ex mercante di schiavi, John Newton.
John nacque il 24 luglio 1725 a Wapping, in Inghilterra, da un padre marinaio, John Newton, Sr., e da una madre cristiana devota, Elizabeth Newton. Suo padre gli voleva bene, ma era lontano, in mare, per la maggior parte del tempo. Sua madre, invece, era tenera e premurosa e gli insegnava la Parola di Dio. Gli insegnava a memorizzare la Bibbia, interi capitoli alla volta, e lo portava in chiesa. Purtroppo, quando aveva quasi sette anni, sua madre morì di tubercolosi. Suo padre si risposò poco tempo dopo e lo mandò in collegio. Durante il periodo in collegio, John strinse cattive amicizie. Il suo carattere si deteriorò al punto che fu espulso da una scuola e trasferito in un’altra. Quando ebbe 11 anni, i collegi non lo volevano più, così suo padre lo portò con sé in mare. Trascorse i successivi sei anni sull’oceano Atlantico con suo padre.
Quando John aveva 17 anni, suo padre organizzò il suo viaggio in Giamaica per un lavoro ben retribuito come sovrintendente di una piantagione. Durante il viaggio, mentre aspettava la partenza della nave, John ricevette un invito a casa di vecchi amici, i Catlett. Era la casa in cui sua madre era morta dieci anni prima. Nel riallacciare i rapporti con loro, conobbe la loro figlia, Mary. Le madri di John e Mary erano state amiche carissime. John era stato invitato a fermarsi quattro giorni, ma rimase due settimane e perse la nave per la Giamaica.
A 18 anni John fu arruolato a forza nella Royal Navy e la sua vita andò di male in peggio. Voleva tornare a vedere Mary, così disertò dalla nave, ma fu catturato, fustigato pubblicamente e messo ai ferri. La sua condotta sulla nave era così empia che perfino gli altri marinai senza timore di Dio inorridivano davanti alle sue imprecazioni e bestemmie. Si guadagnò il titolo di «Grande bestemmiatore» ed era talmente indesiderato sulla nave che fu mandato a lavorare su una nave negriera.
Uno dei proprietari della nave negriera sulla quale ora lavorava offrì a John un impiego una volta raggiunta la costa africana. Tuttavia, una volta a terra, fu legato e costretto a lavorare con poco cibo, pochi indumenti e un riparo insufficiente. Durante quel periodo inviò diverse lettere a suo padre, implorando aiuto.
Una nave chiamata The Greyhound navigava vicino alla costa che John ormai chiamava casa. Il capitano aveva ricevuto dal padre di John l’incarico di cercare suo figlio. La nave, pur essendo quasi troppo lontana dalla riva per commerciare, decise di tentare comunque. Un amico di John remò dalla riva fino alla nave per commerciare. Quando si voltò per andarsene, il capitano gli chiese se conoscesse qualcuno di nome John Newton. Con sorpresa del capitano, lo conosceva, e John fu portato a bordo per tornare a casa.
A bordo della nave, Newton prese una copia del classico cristiano di Tommaso da Kempis, L’imitazione di Cristo. Non si era mai imbattuto in nulla di simile e cominciò a chiedersi se le affermazioni del cristianesimo potessero essere vere. Quella notte, il 10 marzo 1748, una violenta tempesta per poco non sommerse la nave. Uomini, animali e provviste furono trascinati fuori bordo. La tempesta svegliò Newton: le onde avevano spezzato il legname marcio della nave e l’acqua si riversava vorticosamente nella sua cabina. John pregò per la prima volta dopo anni.
The Greyhound fu sballottata dalla tempesta nell’Atlantico settentrionale per oltre 11 giorni. Con poche speranze di sopravvivere, i marinai azionavano meccanicamente le pompe, cercando di tenere a galla l’imbarcazione. L’undicesimo giorno di tempesta, John era troppo esausto per pompare, così fu legato al timone, dove fece del suo meglio per mantenere la nave sulla rotta. Rimase al timone dall’una fino a mezzanotte. Temeva di morire e, se la fede cristiana fosse stata vera, allora certamente non sarebbe stato perdonato. Ripensò a tutto ciò che aveva fatto negli ultimi anni. La sua vita sembrava rovinata e distrutta quanto la nave malconcia che cercava di guidare attraverso la tempesta. Durante quelle lunghe e durissime ore, Newton gridò a Dio come non aveva mai fatto prima, e quello fu il punto di svolta della sua vita.
Fu un giorno che John Newton ricordò per tutto il resto della vita. «Quel giorno il Signore mandò dall’alto e mi liberò dalle acque profonde». Oltre 50 anni dopo, il 21 marzo 1805, John scrisse nel suo diario: «Non sono molto in grado di scrivere; ma mi sforzo di commemorare il ritorno di questo giorno umiliandomi, pregando e lodando».
Solo la meravigliosa grazia di Dio poteva prendere un marinaio rozzo, blasfemo e dedito al commercio degli schiavi e trasformarlo in un figlio di Dio. John non cessò mai di meravigliarsi dell’opera di Dio nella sua vita. Cominciò a interessarsi alla preghiera, alla lettura e alla meditazione delle Scritture e a pronunciare soltanto parole gradite a Dio.
Al suo ritorno a casa, Mary e i suoi genitori riconobbero il cambiamento che il Signore aveva operato in John. I due si sposarono il 1° febbraio 1750.
Per i successivi quattro anni, Newton fu capitano della propria nave negriera. Questa occupazione lo teneva lontano da Mary per mesi. Durante le separazioni, i due si scrivevano costantemente. Nelle sue lettere, John scriveva ripetutamente quanto il loro amore e il loro matrimonio accrescessero la sua riconoscenza e gratitudine verso il Signore. «... Quando mi concedo di soffermarmi particolarmente sul pensiero di te, di solito questo mi conduce oltre e mi porta in ginocchio a benedire il Signore per avermi donato un tale tesoro e a pregare per la tua pace e il tuo benessere»
John si adoperò per «cristianizzare» la sua nave negriera tenendo funzioni domenicali per il suo equipaggio di 30 uomini induriti dal peccato. Compì altri tre viaggi per portare schiavi dall’Africa all’America settentrionale. Mentre progettava il quarto viaggio, si ammalò di malaria. Dio si servì di questa malattia per porre fine al suo coinvolgimento nella tratta degli schiavi.
Mentre iniziava un nuovo capitolo della sua vita, John si sentì chiamato a diventare ministro. Per più di 50 anni predicò il Vangelo e fu uno degli uomini più influenti del suo tempo.
John Newton componeva spesso un inno per accompagnare le sue funzioni della domenica sera. Nel 1779, 280 di questi furono raccolti e uniti a 68 inni dell’amico e parrocchiano di Newton, William Cowper, e pubblicati con il titolo Olney Hymns. Il più famoso di tutti gli Olney Hymns, «Lo sguardo della fede sul passato e la sua attesa», nacque dall’esclamazione di Davide in 1 Cronache 17:16-17. Oggi lo conosciamo come «Amazing Grace». «Amazing Grace» aveva originariamente sei strofe e l’ultima strofa fu aggiunta circa un secolo dopo. La maggior parte degli innari contiene quattro o cinque di queste strofe.
Come ministro della chiesa, John continuava a essere sempre più turbato dalla tratta degli schiavi che proseguiva ancora. Nel 1788, 34 anni dopo aver abbandonato la tratta degli schiavi, scrisse un libro intitolato Thoughts Upon the African Slave Trade e lo inviò a tutti i membri del parlamento. Questo libro rese il pubblico consapevole dei mali della tratta degli schiavi. Vi si leggono queste sue parole: «Inutile dire che catturare, vendere e trasportare schiavi neri nelle piantagioni delle Indie Occidentali e dell’America era un modo di vivere crudele e malvagio». Con l’aiuto e la provvidenza di Dio, John vide il giorno, diversi mesi prima della sua morte nel 1807, in cui la schiavitù fu ufficialmente bandita dall’Inghilterra.
Quando John aveva oltre sessant’anni, la sua amata moglie Mary morì. Questa fu una grande prova per John, che trascorse senza di lei i restanti 17 anni della sua vita.
Dopo che John ebbe un ictus, e poco prima della sua morte, un portavoce della chiesa incoraggiò Newton a prendere in considerazione l’idea di ritirarsi dalla predicazione a causa del deterioramento della salute, della vista e della memoria. John rispose: «Come? Il vecchio bestemmiatore d’Africa dovrebbe smettere finché può ancora parlare? Continuerò a predicare. Anche se la mia memoria si affievolisce, ricordo molto chiaramente due cose: io sono un grande peccatore e Cristo è un grande Salvatore».
Le ultime parole di John Newton, mentre giaceva sul letto di morte, furono queste: «Sono ancora nella terra dei morenti; presto sarò nella terra dei viventi».
La melodia di «Amazing Grace» è un’antica melodia popolare americana. Dapprima era conosciuta come una melodia delle piantagioni intitolata «Agnelli amorevoli». Questa melodia fu pubblicata per la prima volta nel 1831 nel libro The Virginia Harmony. La maggior parte degli innari pubblicati da allora in poi includeva questo canto. Nel 1910, Edwin O. Excell aggiunse l’ultima strofa, che finì per sostituire le ultime tre strofe originali del canto. La sua versione del canto è la più comune nei nostri innari di oggi. Diversi altri Olney hymns di Newton continuano a essere cantati oggi, tra cui «Quanto dolce risuona il nome di Gesù» e «Di te si dicono cose gloriose».



