REMNANT Rivista

Vita cristiana

Nemico o alleato?

Riscuotere un tributo dai Cananei

Numero originaleThe Heartbeat of The Remnant · marzo/aprile 2013 · Volume 19 · Numero 2
Cartellino del prezzo con la scritta «Solo 100,00 $»

Dio aveva consegnato il paese di Canaan nelle mani degli Israeliti. L’unico requisito per conservare il paese era l’ubbidienza. Dico «l’unico requisito», ma quell’unico requisito coinvolgeva tutta la loro vita. Riguardava i loro obiettivi, le loro ambizioni e i loro sogni.

Dio aveva promesso la vittoria sui nemici. Aveva persino promesso di scacciare il nemico con i calabroni, se Israele fosse stato fedele alla propria parte del patto (Dt. 7:20).

Giosuè, quel grande uomo di Dio, era morto. Il suo lavoro era terminato. Era stato fedele. Aveva guidato in battaglia quel gruppo mal assortito, quei figli e figlie di schiavi. Li aveva trasformati in guerrieri forti e temprati. Era stato lì, una figura solida, qualcuno a cui appoggiarsi quando le cose si mettevano male. Ora non c’era più.

Giosuè non c’era più, ma il lavoro non era finito. C’erano ancora nemici tutt’intorno. I popoli che Dio aveva comandato di scacciare abitavano ancora a due passi da casa. In molte case i loro idoli erano ancora appesi agli stipiti delle porte. Le loro pratiche idolatriche si svolgevano ancora nei loro templi pagani. Il loro modo di vivere era ancora una minaccia per il popolo di Dio. Il lavoro non era finito; era semplicemente passato di mano, da Giosuè alla generazione successiva. Era giunto il momento che Deuteronomio 7:1-6 diventasse realtà:

Quando il Signore, il tuo Dio, ti avrà introdotto nel paese dove stai per entrare per prenderne possesso, e avrà scacciato davanti a te molte nazioni: gli Ittiti, i Ghirgasei, gli Amorei, i Cananei, i Ferezei, gli Ivvei e i Gebusei, sette nazioni più grandi e più potenti di te; 2 e quando il Signore, il tuo Dio, te le avrà date in mano, tu le sconfiggerai e le distruggerai completamente; non farai alcun patto con loro e non avrai pietà di loro. 3 Non contrarrai matrimoni con loro; non darai tua figlia al loro figlio e non prenderai la loro figlia per tuo figlio. 4 Perché farebbero allontanare tuo figlio dal seguirmi, affinché servano altri dèi; così l’ira del Signore si accenderebbe contro di voi e ti distruggerebbe all’improvviso. 5 Ma ecco come agirete nei loro confronti: demolirete i loro altari, frantumerete le loro immagini, abbatterete i loro boschetti sacri e brucerete nel fuoco le loro immagini scolpite. 6 Poiché tu sei un popolo santo per il Signore, il tuo Dio; il Signore, il tuo Dio, ti ha scelto per essere il suo popolo speciale, al di sopra di tutti i popoli che sono sulla faccia della terra.

Che cosa accadde? Come andò a finire?

Carri di ferro

Giudici 1:16-36 ci racconta come gli Israeliti furono sconfitti dai loro nemici su diversi fronti. Per ragioni di spazio non stamperemo qui quei versetti, ma vi invitiamo a leggerli. Per il momento vogliamo concentrarci sul versetto 19. Giuda non poté scacciare gli abitanti della valle perché avevano «carri di ferro». Che cosa c’entravano i carri di ferro?!! In Giosuè 17:18 leggiamo che possedere carri di ferro non aveva alcuna importanza nella conquista di Canaan:

Ma la montagna sarà tua; infatti è una foresta, e tu la disboscherai; le sue propaggini saranno tue, perché scaccerai i Cananei, anche se hanno carri di ferro e anche se sono forti.

La nostra vittoria non dipende dalla forza dell’avversario; la nostra vittoria dipende dalle promesse di Dio!

Disegno al tratto di un carro di ferro
Che cosa c’entravano i carri di ferro con la sconfitta in battaglia?

Proseguendo in Giudici 1, al versetto 21 scopriamo che Beniamino non scacciò gli abitanti di Gerusalemme. Nei versetti 27-36 troviamo anche il triste resoconto del fatto che gli Israeliti ebbero il sopravvento sui loro nemici. Avrebbero potuto distruggerli, ma non lo fecero. Perché?

Forse Israele si giudicava forte per la propria potenza. Avevano vinto battaglie. Sapevano combattere. Forse avevano anche imparato a parlare e a ragionare. Perché distruggere tutti i nemici? Perché non imporre loro un tributo? Non poteva il nemico servirci meglio in quella condizione che da morto?

In molti sensi erano forti. Gli uomini d’Israele avevano vissuto tante esperienze. Ricordavano di aver sentito i loro padri raccontare dell’Egitto e della Grande Liberazione. (Quelli che avevano tra i 45 e i 65 anni l’avevano vissuta in prima persona.) Conoscevano le piaghe. Conoscevano i racconti del passaggio del Mar Rosso. Avevano visto con i propri occhi quanto fossero inclini a lamentarsi i loro genitori e conoscevano la terribile punizione che era ricaduta su di loro. Avevano vissuto sotto il sole cocente del deserto e respirato la polvere soffocante. Avevano tenuto tra le braccia i loro padri e le loro madri, guardandoli morire in quel terribile deserto. Con il loro ultimo respiro, molti di quei genitori avevano raccontato ancora una volta ai loro figli il «perché» di tutto: «Abbiamo disubbidito a Dio».

Questi uomini avevano visto crollare le mura di Gerico. Avevano combattuto contro il nemico e vinto. Erano conquistatori. Erano risaliti dal fondo. Figli e figlie di schiavi, ora possedevano i propri vigneti e campi. I loro padri avevano sentito le fruste dei sorveglianti in Egitto. (Avevano ascoltato quei racconti attorno al fuoco, di notte.) Ora le fruste erano nelle loro mani. E la cosa piaceva loro. Erano forti; erano padroni del proprio destino.

Ma non avevano tenuto conto di una cosa: la vita dei loro discendenti era in bilico, e dipendeva dalla loro ubbidienza a Dio.

Affinché il paese non vi vomiti

Gli Israeliti avrebbero dovuto prestare attenzione a Levitico 20:22:

Osserverete dunque tutte le mie leggi e tutti i miei decreti, e li metterete in pratica, affinché il paese dove vi conduco ad abitare non vi vomiti.

Purtroppo, è proprio ciò che accadde. I primi conquistatori israeliti riuscirono a sopravvivere in un paese dove abitava il nemico. Erano davvero abbastanza forti per farcela. Ma questo non impedì alle conseguenze di manifestarsi. I loro figli non avevano vissuto quelle stesse esperienze straordinarie che avevano reso forti i primi conquistatori. Non riuscirono a resistere.

Giudici 2:7 e 3:5-6 ci raccontano «il resto della storia». I figli d’Israele finirono per avere nemici che vivevano in mezzo a loro. Il seme seminato dai genitori, dai forti conquistatori, mise radici in profondità e diede frutto in alto. Ma il frutto non era quello desiderato! Avevano piantato il seme sbagliato!

E noi?

Quella era la loro storia, allora. Ma parliamo di noi, oggi. A volte commettiamo lo stesso errore? Siamo stati condotti in un paese dove scorrono latte e miele. Ci è stato dato molto. Ma il paese che ci è stato dato non è mai interamente nostro per eredità. Ogni generazione è responsabile di affrontare i nemici che minacciano questo buon paese. Ogni generazione è responsabile di mantenere i confini, perché è lì che si combatte la battaglia… ai confini.

Ma ogni generazione è anche tentata di stringere alleanze con i Cananei. E ogni generazione affronta la tentazione di «riscuotere un tributo» dal nemico invece di cacciarlo fuori dall’accampamento. Siamo tentati di prendere il frutto proibito e trasformarlo in una fonte di tributo, qualcosa che possiamo usare per la nostra soddisfazione personale e, si spera, per la gloria di Dio.

Dio ci ha chiamati a lasciare intatte alcune cose. Ma il popolo di Dio continua a soffrire della stessa malattia che affliggeva gli Israeliti 3.400 anni fa. È bello essere padroni del proprio destino. È bello prendere qualcosa di pericoloso, tenerlo tra le mani, accarezzarlo e infine metterlo vicino al petto. È bello prendere ciò che è proibito, tenerlo con sé e spremerne un po’ di tributo, sperando che non morda il nostro cuore.

Bruciati dal fuoco

Può un uomo prendere fuoco in seno senza che i suoi vestiti brucino? Pr. 6:27

Troppo spesso prendiamo ciò che dovremmo riconoscere come nostro nemico e lo chiamiamo alleato. Prendiamo ciò che dovrebbe essere cacciato dall’accampamento e, invece di affrontare la questione con decisione, lo prendiamo, lo teniamo con noi e gli imponiamo un tributo, cercando di costringere ciò che è impuro a servirci per una causa santa. Ma queste decisioni mettono in bilico la vita dei nostri discendenti.

Di che cosa sto parlando? Qualsiasi esempio io faccia, corro il rischio di essere un po’ semplicistico. Di rado, se mai accade, una singola questione basta a cambiare del tutto la rotta. Ma, perché sappiate da quale prospettiva parlo e che cosa credo stia accadendo, correrò il rischio e sarò un po’ concreto. Gli esempi che seguono riguardano ambiti nei quali temo che abbiamo preso in prestito dal campo nemico. Abbiamo guardato il nemico, ammirato la sua organizzazione e il suo modo di fare le cose, e abbiamo cercato, consapevolmente o inconsapevolmente, di portare nel nostro accampamento quegli elementi presi in prestito. Abbiamo cercato di imporre un tributo a ciò che forse andrebbe completamente cacciato dall’accampamento. Molte di queste questioni toccano il cuore della mia generazione (e di quella dei miei genitori). Desidero essere sensibile, ma anche sincero.

Valori cananei

  1. Più è meglio. Dio ci ha dato comandi specifici riguardo al denaro e alle ricchezze. Tendiamo a ignorarli. Siamo forti. Sappiamo gestirli. Saranno al nostro servizio. Possiamo prendere e accumulare beni materiali, spremerne un po’ di tributo e uscirne vincitori? Ci rendiamo conto che molti dei nostri figli se ne vanno delusi da ciò che viene spacciato per cristianesimo? Per gli Israeliti andò così. I genitori avevano conosciuto tempi duri. Avevano visto Dio agire in modi meravigliosi. In qualche modo erano sopravvissuti, nonostante avessero disubbidito a Dio in certi ambiti. I nostri genitori e nonni hanno attraversato tempi difficili. La loro testimonianza è sempre la stessa: «Quei tempi duri ci hanno fatto bene». La mia generazione è cresciuta in una via di mezzo. Certamente non abbiamo conosciuto i tempi facili di oggi. La nostra testimonianza è più o meno la stessa: «Le cose di cui facevamo a meno ci hanno fatto bene». I nostri figli stanno crescendo in tempi favorevoli. E noi facciamo tutto il possibile per risparmiar loro proprio quelle cose che hanno contribuito a rendere forti i nostri genitori e i nostri nonni!
  2. Il diritto alla pensione. Dio non voglia che cerchiamo di andare in pensione a 70 anni, trasferirci in Florida e passare il tempo giocando a shuffleboard! La vita è una battaglia! Abbiamo bisogno di tutti i nostri soldati! Considerate Luca 12:19: «Hai molti beni accumulati per molti anni…»
    Due uomini che giocano a shuffleboard
  3. La concezione dell’istruzione. La nostra istruzione è pensata per farci guadagnare di più o per renderci servitori migliori?

Stile di vita cananeo

  1. La mentalità «la vita mi deve una vacanza». Per esempio, pensare che ci servano a ogni costo due settimane in montagna.
  2. Uno stile di vita frenetico e stressante. Lavorare sodo, divertirsi sodo. Riflettete su Is. 30:15: «Nella calma e nella fiducia sarà la vostra forza».
  3. Uno stile di vita sempre in movimento. Ricordo che da ragazzo tenevo il conto delle notti in cui i nostri vicini erano a casa. Guardavamo i veicoli e contavamo le notti che trascorrevano a casa. Erano a casa pochissime sere. Un anno io e mia moglie tenemmo il conto delle nostre serate. Alla fine dell’anno guardai i risultati e rimasi sconvolto. Ero stato via molto, troppo spesso. No, non per le partite e cose del genere. Ma avevo adottato lo stile di vita cananeo, l’avevo accettato, solo che andavo in posti buoni invece che in posti meno buoni. Lo stile di vita dei miei vicini finì con il loro divorzio. Voglio che la mia storia finisca diversamente. È meglio che cambi il mio stile di vita!

Programmi cananei

  1. Assicurazione. E che dire dei nostri programmi di mutuo soccorso? Gal. 6:2 Che fine hanno fatto il servizio diaconale di una volta e l’idea che i fratelli soffrano insieme? Soffro davvero quando la tua casa brucia, se puoi semplicemente presentare il conto a un anonimo programma di mutuo soccorso o assicurativo? In che modo la mia assicurazione influisce sulle dimensioni della casa che costruisco e sul tipo di veicolo che guido? Sostengo che questi programmi siano deboli surrogati del vero «portare gli uni i pesi degli altri», per questi motivi:
    • Funzionano con quote e contributi. Se non puoi pagare, non riceverai aiuto.
    • Sebbene lo scopo dichiarato sia sempre aiutare gli altri, l’«aiuto» avviene mediante coercizione, non tramite donazioni spontanee. Il vero dare biblico viene dal cuore, non da un programma imposto del tipo «paghi o ti tagliamo fuori». (2 Cor. 8:12; 9:7)
    • Poiché molti programmi di mutuo soccorso funzionano perlopiù come le assicurazioni commerciali, in genere alimentano la mentalità assicurativa americana: «Ho pagato, quindi riscuoterò quando potrò».
    • Ostacola l’opera di Dio nel mio cuore attraverso le mie finanze. Quando si verificano perdite finanziarie, non sono costretto a riconsiderare i miei valori e l’accumulo di «roba». Posso invece compiacermi di aver sottoscritto un buon piano di mutuo soccorso o assicurativo, uscire e comprare la stessa «roba».
    • Ostacola la testimonianza del popolo di Dio che opera insieme nei momenti di calamità.
    • 2 Cronache 31:10 sostiene il vecchio detto: «L’opera di Dio, fatta alla maniera di Dio, non sarà mai priva delle risorse di Dio».
  2. Programmi di assistenza governativa. Quando arriverà il momento della leva e sarai chiamato a rendere conto, sarai contento di aver preso tutto ciò che potevi dal governo, oppure sarai contento di esserti tenuto lontano da programmi del genere?
  3. Metodi di consulenza. Dio benedica coloro che dedicano la propria vita ad aiutare gli altri. Siamo fedeli alla Parola di Dio nella nostra consulenza. In genere, la chiesa dovrebbe avere al proprio interno risorse sufficienti per aiutare chi è in difficoltà. Questo non significa che tutta la consulenza «professionale» sia sbagliata. Questo esempio serve soltanto a ricondurci alla Bibbia. Viviamo nell’epoca degli «esperti». L’«esperto» ripara l’auto. L’«esperto» ripara la perdita nel lavandino. E troppo spesso crediamo che serva un «esperto» per offrire un aiuto duraturo a un fratello in difficoltà.

Cianfrusaglie e fronzoli cananei

La stampa in grassetto dà, ma quella in piccolo toglie.

Ogni cosa ha un prezzo. Tuttavia, ogni oggetto che compriamo ha due cartellini del prezzo. Uno indica quanto paghiamo alla cassa. L’altro indica il prezzo che pagheremo per sempre. Quali sono le clausole in piccolo della nostra abbondanza di dispositivi? Dopo averle lette, possiamo permetterci ciò che il nostro portafoglio è in grado di sostenere?

  1. Media (Sal. 101:3)
    1. Televisione: alcuni cristiani prendono la TV. «Possiamo usarla. Siamo forti. Può essere al nostro servizio». E la prendono. E la usano. E i loro figli se ne vanno a frotte. Nel suo libro 40 Acres and No Mule, Janice Holt Giles descrive lo stile di vita e il carattere degli abitanti degli Appalachi, quelle persone che vivono sulle montagne del Kentucky e che spesso chiamiamo montanari. A proposito dell’arrivo della TV in quelle aspre montagne, scrive quanto segue (nel prologo, scritto nel 1967): «Ma il cambiamento più strano nei modi e nelle abitudini della nostra gente è avvenuto attraverso un mezzo insolito: la televisione. Al giorno d’oggi quasi ogni casa ha un televisore, e il suo impatto visibile e tangibile è stato maggiore di cent’anni di predicazione e insegnamento. Non tutto il suo impatto è positivo, ma ha contribuito a cambiare la dieta e il modo di vestire; ha portato nuovi criteri di abbellimento dentro e fuori le case, un diverso tipo di linguaggio e di musica nelle case, persino un diverso concetto di religione. Comprata per divertimento, la televisione è un educatore molto sottile e potente. In un decennio, dieci brevi anni, ho visto la nostra gente cambiare più per opera della televisione che di qualsiasi altro mezzo.» (pp. 29-30) [Enfasi mia.]

      Prezzo: 100 $. Clausole in piccolo: questo oggetto ti insegnerà i modi di Sodoma e Gomorra. Ti renderà insensibile al male. Ti porterà a chiamare bene ciò che Dio ha chiamato male.

    2. Film: Dio ci ha dato dei comandamenti riguardo alla purezza in ogni ambito della nostra vita. Possiamo servirci dei film, farci strada tra la sporcizia e l’oscenità per selezionare ciò che offrono e spremerne un po’ di tributo, oppure è meglio lasciare intatte queste cose? Contro ogni previsione, riusciremo a prevalere senza che le nostre famiglie ne escano danneggiate?
  2. Tecnologia. Strumenti per entrambi gli schieramenti della battaglia. Uno strumento formidabile. Come la affronteremo? Alcuni dicono «no» a qualsiasi cosa più nuova dei primi anni del Novecento. Altri dicono sì a ogni novità. Come possiamo orientarci? Questi elementi richiedono grazia e saggezza particolari. Mi limiterò a dire che facciamo bene a ordinare la nostra vita in base a ciò che è saggio e a ciò che non lo è, e non soltanto in base a ciò che è «giusto e sbagliato». Siate disposti a fare scelte e sacrifici personali anche quando fa male.
    1. Internet. L’adulto americano medio trascorre ogni giorno cinque ore online a casa.1 Ognuna di quelle ore avrebbe potuto essere trascorsa con le persone che gli stanno accanto. Quanti uomini dobbiamo perdere prima di dire basta? Quanti ragazzi dobbiamo aiutare a liberarsi dalla pornografia prima di convincerci che alcune cose è meglio lasciarle fuori dall’accampamento? Certo, so che la tua attività ha bisogno di Internet per sopravvivere. Eppure ti pongo la domanda: puoi permetterti tutto ciò che il tuo portafoglio è in grado di sostenere?
      Un uomo seduto al computer con la testa tra le mani
      L’adulto americano medio trascorre ogni giorno cinque ore online a casa.
    2. Telefoni cellulari. Di quanti telefoni ha bisogno una famiglia? La famiglia americana media possiede tre telefoni cellulari.2 E noi, dove ci collochiamo? Ogni ragazzo ha davvero bisogno del proprio telefono? Certo, il prezzo di AT&T è di 55 $ al mese. Questa è la stampa in grassetto. Il tuo portafoglio può sostenerlo. Se riuscissi a leggere le clausole in piccolo, che cosa potrebbero dire?

      Attenzione: questo dispositivo potrebbe far sì che tuo figlio sieda nel furgone con la famiglia diretta in chiesa, ma stia conversando con un amico lontano.
      Attenzione: questo dispositivo potrebbe indurre chi lo possiede a parlare con un amico in Florida invece di raccontare una storia biblica a suo figlio mentre va in città.
      Attenzione: i messaggi di testo potrebbero indurre chi possiede il dispositivo a estraniarsi dalla conversazione a tavola durante la cena.

      Puoi ancora permetterti ciò che il tuo portafoglio è in grado di sostenere?

    3. Facebook. Possiamo davvero permetterci gli effetti che avrà su di me? Va davvero bene interrompere ciò che sto facendo dieci volte al giorno solo per leggere che una mia conoscente lontana ha insegnato al suo bambino a usare il vasino? O che ha preparato una torta blu e ci ha messo sopra una glassa rosa? Suggerisco che la nostra ossessione per i contatti lontani, per quegli individui senza volto, ci abbia privato della gioia dei rapporti autentici. Ci siamo innamorati dell’irrealtà. La tecnologia può farci credere di avere 200 amici, mentre in realtà non siamo capaci di relazionarci come si deve con l’amico che ci sta accanto. Possiamo permetterci tutto ciò che il nostro portafoglio è in grado di sostenere?
  3. Case grandi. Ogni decennio vede famiglie più piccole nella chiesa, ma case più grandi. In molte famiglie tutti possono vivere comodamente sotto lo stesso tetto, ma in un isolamento pressoché totale dagli altri membri della famiglia. Considerate:
    Una casa grande con prato
    Abramo si sentirebbe a casa accampandosi nella mia proprietà?
    «Per fede soggiornò nella terra promessa come in un paese straniero, abitando in tende con Isacco e Giacobbe ...»
    • Il riscaldamento e il raffrescamento ad aria forzata (e non sto dicendo che gli impianti ad aria forzata siano peccaminosi) hanno eliminato la necessità di sedersi insieme in salotto nelle sere d’inverno dopo cena. Con la vecchia stufa a legna panciuta, nelle sere d’inverno la famiglia era costretta a interagire.
    • Ogni figlio ha la propria camera da letto, quindi viene meno la necessità di collaborare in quell’ambito.
    • Spesso ogni figlio ha anche il proprio bagno, quindi viene meno la necessità di scendere a compromessi in quell’ambito.

    Certo, so che il tuo portafoglio può sostenere il prezzo, ma puoi permettertelo davvero? Posso permettermi di costruire una casa da 200.000 $ quando ne basta una da 75.000 $? Se potessi leggere le clausole in piccolo, che cosa direbbero? Le formulerò sotto forma di domande.

    1. Questa casa mi renderà più facile o più difficile convincere il mio vicino che i cristiani sono chiamati a essere stranieri e pellegrini?
    2. Questa casa mi renderà più facile o più difficile insegnare ai miei figli la gioia di attribuire poco valore alle cose terrene?
    3. Se oggi la mia casa bruciasse, perderei la casa o la mia identità?
    4. Abramo si sentirebbe a casa accampandosi nella mia proprietà? «Per fede soggiornò nella terra promessa come in un paese straniero, abitando in tende con Isacco e Giacobbe, eredi con lui della stessa promessa; perché aspettava la città che ha solide fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio». Eb. 11:9-10

Teologia cananea

  1. Accettare il dono gratuito della salvezza contrapposto al ravvedimento e al cambiamento di vita. Se è vero che il dono della salvezza di Dio è gratuito, la cristianità moderna ha separato questo principio dalla vera vita cristiana e lo ha venduto come se fosse tutto il Vangelo. A Dio importa davvero come viviamo. Il nostro accento deve rispecchiare il cuore di Dio, come rivelato dalle Scritture.
  2. Evangelizzazione carica di emozioni contrapposta al discepolato. Forse abbiamo agito per reazione a ciò che percepiamo come freddezza in alcuni dei nostri gruppi anabattisti più tradizionali. L’evangelizzazione è una cosa buona, ma il suo obiettivo è fare discepoli, non semplicemente accumulare adesioni.

Conclusione

Queste applicazioni possono sembrare rigorose. Forse non siete d’accordo con alcune delle applicazioni che ho fatto in questo articolo. Va bene. Non lasciate che le obiezioni alle mie applicazioni vi impediscano di considerare seriamente il principio in gioco. In poche parole, il principio è questo:

Riscuotere un tributo dai Cananei ha un costo enorme. Ciò che Dio identifica come mio nemico è mio nemico, anche se il nemico veste di seta.

Per non lasciarvi con un quadro cupo, vi mostrerò due immagini delle Scritture che offrono una prospettiva diversa sulla vita. Giudici 1:20 ci dà uno scorcio dell’«altro lato» di questo messaggio:

E diedero Ebron a Caleb, come aveva detto Mosè; ed egli ne scacciò i tre figli di Anac.

I figli di Anac erano giganti. Questo non fermò Caleb. A quel tempo era ormai un uomo anziano, di 85 anni. Il numero dei giganti era aumentato da quando si era offerto per la prima volta di combatterli. Ma non aveva occhi per il nemico. Aveva occhi soltanto per Dio. Non si fermò a fare domande. Non si fermò a ragionare sulla faccenda. Non si fermò a chiedersi se non gli sarebbe convenuto di più lasciarli in vita, così che potessero lavorare per lui come schiavi. (Chissà che muscoli dovevano avere! Di certo si poteva metterli al lavoro…) Conosceva le promesse e i comandamenti di Dio. Aveva un compito da svolgere. Si mise semplicemente al lavoro. La sua ubbidienza giovò non solo a lui, ma anche ai suoi discendenti.

  1. Sua figlia sposò un conquistatore (Gs. 15:14-17).
  2. Suo genero divenne il salvatore d’Israele (Gdc. 3:9).
  3. Centinaia di anni dopo, uno dei suoi discendenti fu uno dei capitani dell’esercito di Davide (1 Cr. 27:15)

2 Cronache 15:8-9 racconta di un altro uomo che fece ciò che Dio aveva detto riguardo agli idoli:

Quando Asa udì queste parole e la profezia del profeta Oded, si fece coraggio e tolse gli abominevoli idoli da tutto il paese di Giuda e di Beniamino e dalle città che aveva conquistato nella regione montuosa di Efraim; e restaurò l’altare del Signore che si trovava davanti al portico del Signore. Radunò tutto Giuda e Beniamino, insieme agli stranieri che erano con loro, provenienti da Efraim e Manasse e da Simeone, perché molti d’Israele passarono dalla sua parte quando videro che il Signore, il suo Dio, era con lui.

Il popolo di Dio ha sempre dovuto fare scelte difficili. Affrontare giganti e idoli non è una novità. Come Caleb, leviamoci con forza e coraggio per affrontare le questioni attuali che minacciano il regno di Dio. E come Asa, affrontiamo con decisione gli idoli che minacciano il nostro cuore. Quando lo faremo, vedremo il regno di Dio crescere e prosperare, ora e nelle generazioni future. ~

  1. Reader’s Digest, marzo 2011, sondaggio condotto nell’ottobre 2010 da Ipsos OTX MediaCT
  2. Ibidem

Riferimento alla rivista

Nemico o alleato?. Based on the outline of a sermon by Michael L. Overholt.. The Heartbeat of The Remnant, marzo/aprile 2013 · Volume 19 · Numero 2. Pagine di origine 4, 5, 6, 7, 8, 9.

Ephrata Christian Fellowship

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