REMNANT Rivista

Vita cristiana

L’idolatria dell’anima esclude gli uomini dal cielo

Numero originaleThe Heartbeat of The Remnant · gennaio/febbraio 2006 · Volume 12 · Numero 1

Questo infatti voi lo sapete: nessun fornicatore, né impuro, né avaro, che è un idolatra,
ha alcuna eredità nel regno di Cristo e di Dio. Efesini 5:5

L’avaro è un idolatra. Non soltanto gli avari, ma anche gli immorali sono idolatri. Infatti l’apostolo, che qui considera l’avarizia un’idolatria, ritiene idolatri anche i dissoluti, quando parla di coloro che fanno del loro ventre il loro dio (Fil. 3:19). In verità, ogni desiderio peccaminoso che domina è un idolo e ogni persona in cui esso domina è un idolatra. «La concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita». I piaceri, le ricchezze e gli onori costituiscono la trinità dell’uomo carnale. Sono i tre grandi idoli degli uomini mondani, ai quali essi si prostrano con l’anima! E dando loro ciò che spetta soltanto a Dio, si rendono colpevoli di idolatria. Perché ciò sia più evidente — cioè che l’avarizia, l’immoralità e gli altri desideri peccaminosi siano idolatria — consideriamo che cos’è e quali sono le sue diverse forme.

L’idolatria consiste nel tributare alla «creatura» quell’onore e quell’adorazione che spettano soltanto al Creatore. Quando questa adorazione è rivolta ad altre cose, quali che siano, ne facciamo degli idoli e commettiamo idolatria. Ora, questa adorazione dovuta soltanto a Dio non è tributata soltanto dai pagani selvaggi ai loro bastoni e alle loro pietre, e dai papisti agli angeli, ai santi e alle immagini, ma anche dagli uomini carnali ai loro desideri peccaminosi.

Vi sono due forme di adorazione dovute soltanto a Dio

1. Esterna, che consiste in atti e gesti del corpo. Quando un uomo si inchina o si prostra davanti a qualcosa, questa è adorazione del corpo. E quando questi gesti d’inchino e di prostrazione sono compiuti non per rispetto civile, ma religioso, con l’intenzione di attestare un onore divino, allora si tratta di un’adorazione dovuta soltanto a Dio.

2. Interna, che consiste negli atti dell’anima e nelle azioni che vi corrispondono. Quando la mente è maggiormente assorbita da un oggetto e il cuore e gli affetti sono rivolti soprattutto a esso, questa è «adorazione dell’anima», dovuta soltanto a Dio. Poiché Egli è il sommo bene e il fine supremo delle creature razionali, gli spetta, ed è proprio di Lui solo, essere ciò a cui pensiamo e che amiamo più di ogni altra cosa. Spetta soltanto al Signore avere il primo e il più alto posto nei nostri pensieri, nel nostro cuore e nei nostri sforzi.

Ora, secondo questa distinzione dell’adorazione,

Vi sono due tipi di idolatria

1. Idolatria manifesta ed esteriore, quando gli uomini, per rispetto religioso, si inchinano o si prostrano davanti a qualsiasi cosa diversa dal vero Dio. Questa è l’idolatria dei pagani e, in parte, dei papisti.

2. Idolatria segreta e dell’anima, quando la mente è rivolta a qualcosa più che a Dio; quando qualcosa è stimato più di Dio, desiderato più di Dio, ricercato più di Dio, amato più di Dio. Allora si tratta dell’adorazione dell’anima, dovuta soltanto a Dio.

Perciò i «segretamente idolatri» non avranno alcuna eredità nel regno di Dio. L’idolatria dell’anima escluderà gli uomini dal cielo tanto quanto l’idolatria manifesta. Chi serve i propri desideri peccaminosi è altrettanto incapace di entrare in cielo di chi adora idoli di legno o di pietra!

Prima di confermare e applicare questa verità, sarà necessario chiarire meglio questa idolatria segreta. A tal fine, osservate che vi sono:

Tredici atti di adorazione dell’anima

1. STIMA. Ciò che stimiamo di più, lo facciamo nostro dio. La stima è infatti un atto di adorazione dell’anima. L’adorazione è il giudizio della mente che considera qualcosa come la cosa più eccellente. Ora, il Signore esige la stima più alta, quale atto d’onore e di adorazione dovuto soltanto a Lui. Perciò nutrire un’alta stima per altre cose, mentre abbiamo pensieri bassi di Dio, è idolatria. Avere un’alta opinione di noi stessi, delle nostre capacità e dei nostri risultati, dei nostri rapporti e delle nostre gioie, delle nostre ricchezze e dei nostri onori — o di coloro che sono ricchi e onorati — o di qualsiasi cosa del genere, mentre abbiamo una bassa opinione di Dio, significa elevare queste cose al posto di Dio, farne degli idoli e tributare loro quell’onore e quell’adorazione che spettano soltanto alla Maestà divina. Ciò che stimiamo di più, lo facciamo nostro dio. Se stimate altre cose più del vero Dio, siete idolatri (Giobbe 21:14).

2. ATTENZIONE. Ciò a cui prestiamo maggiore attenzione, lo facciamo nostro dio. Essere ricordato e tenuto maggiormente a mente è infatti un atto di adorazione proprio di Dio, che Egli esige come dovuto soltanto a sé (Eccl. 12:1). Si può prestare attenzione ad altre cose; ma se vi si presta più attenzione che a Dio, è idolatria: l’adorazione dovuta a Dio viene tributata alla creatura. Quando vi preoccupate di voi stessi, dei vostri beni e interessi mondani, dei vostri guadagni o piaceri più che di Dio, elevate queste cose a idoli al posto di Dio.

Quando il tempo che dovrebbe essere occupato dai pensieri di Dio viene trascorso pensando ad altre cose; quando Dio non è in tutti i vostri pensieri, o, se talvolta vi è presente, le altre cose occupano comunque un posto più alto nei vostri pensieri; quando siete chiamati a pensare a Dio — come dovremmo fare ogni giorno, con tutta serietà — ma abitualmente e volontariamente lasciate che questi pensieri di Dio cedano il posto ad altre cose, questo è idolatria.

Se non pensate a Dio, oppure pensate a Lui diversamente da ciò che Egli è — lo pensate tutto misericordia, ignorando la sua giustizia; tutto pietà e compassione, ignorando la sua purezza e santità; pensate alla sua fedeltà nel mantenere le promesse, senza considerare affatto la sua verità nell’eseguire le minacce; lo pensate tutto amore, ignorando la sua sovranità — questo significa erigere un idolo al posto di Dio. Pensare a Dio diversamente da come Egli si è rivelato, oppure prestare alle altre cose tanta o più attenzione che a Dio, è idolatria.

3. INTENZIONE. Ciò a cui miriamo più di ogni altra cosa, lo facciamo nostro dio. Essere il nostro fine supremo è infatti un atto di adorazione dovuto soltanto al vero Dio. Poiché Egli è il sommo bene, deve essere il fine supremo. Il fine supremo deve essere il nostro obiettivo principale: deve essere voluto e perseguito per se stesso, e ogni altra cosa deve essere perseguita per amor suo, in vista di esso.

Quando facciamo di altre cose il nostro obiettivo principale o il nostro intento dominante, le eleviamo al posto di Dio e ne facciamo degli idoli. Quando il nostro intento principale è diventare ricchi, grandi, sicuri, famosi o potenti; quando il nostro obiettivo principale è la nostra comodità, il nostro piacere, il nostro prestigio, il nostro guadagno e vantaggio; quando miriamo o intendiamo qualcosa più, o quanto, della glorificazione e del godimento di Dio, questa è idolatria dell’anima.

4. RISOLUTEZZA. Ciò per cui siamo più risoluti, lo adoriamo come Dio. Essere risoluti per Dio più che per ogni altra cosa è un atto di adorazione che Egli esige come dovuto soltanto a sé. Rivolgere questa risolutezza ad altre cose significa tributare loro l’adorazione dovuta a Dio e farne così dei dèi. Quando siamo pienamente risoluti per altre cose — per i nostri desideri peccaminosi, i piaceri, i vantaggi esteriori — ma soltanto debolmente risoluti per Dio, le sue vie, il suo onore e il suo servizio, questa è idolatria dell’anima.

Quando ci risolviamo subito per altre cose, ma rimandiamo al futuro le nostre decisioni per Dio — «Lasciate che ora ottenga abbastanza dal mondo, dai miei piaceri, dai miei desideri peccaminosi; penserò a Dio più avanti, nella vecchiaia, nella malattia, sul letto di morte» — queste sono risoluzioni idolatriche. Dio viene relegato in basso, le creature e i vostri desideri peccaminosi vengono innalzati al posto di Dio, e quell’onore che spetta soltanto a Lui lo tributate agli idoli.

5. AMORE. Ciò che amiamo più di ogni altra cosa, lo adoriamo come nostro dio. L’amore è infatti un atto di adorazione dell’anima. Talvolta amare e adorare sono la stessa cosa. Ciò che si ama, si adora. Questo è indubbiamente vero, se con ciò intendiamo quell’amore supremo e incomparabile: essere amato più di ogni altra cosa è un atto d’onore e d’adorazione che il Signore esige come suo in modo particolare (Deut. 6:5). In questo il Signore Cristo riassunse tutta l’adorazione richiesta all’uomo (Matteo 22:37). Si possono amare altre cose, ma Lui dev’essere amato più di ogni altra cosa. Dev’essere amato in modo incomparabile, assoluto e per se stesso. Tutte le altre cose vanno amate in Lui e per Lui. Egli ci considera come persone che non lo adorano affatto e non lo riconoscono come Dio, se amiamo altre cose più di Lui o quanto Lui (1 Giovanni 2:15). L’amore per la creatura, quando è smodato, è un affetto idolatrico.

6. FIDUCIA. Ciò in cui riponiamo maggiormente la nostra fiducia, lo facciamo nostro dio. La fiducia e la dipendenza sono infatti atti di adorazione che il Signore richiede come dovuti soltanto a sé. E quale atto di adorazione il Signore esige più di questa dipendenza dell’anima da Lui solo? «Confida nel Signore con tutto il tuo cuore» (Prov. 3:5). Egli non ammette che si riponga fiducia in altro. Perciò è idolatria confidare in noi stessi, fare affidamento sulla nostra saggezza, sui nostri giudizi, sulle nostre capacità e sui nostri risultati. Il Signore lo vieta (Prov. 3:5).

Confidare nella ricchezza o nei beni: Giobbe lo rinnega e lo annovera tra quegli atti idolatrici che erano punibili dal giudice (Giobbe 31:24). E il nostro apostolo, che definisce idolatria l’avarizia, ci dissuade da questa «fiducia nelle ricchezze», incompatibile con la fiducia in Dio (1 Tim. 6:17). Confidare negli amici, per quanto numerosi e potenti, attira la maledizione del Signore, perché significa allontanarsi da Dio, rinnegandolo, ed elevare al posto di Dio ciò in cui confidiamo (Salmo 136:3). Salmo 118:8, 9: «È meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nell’uomo. È meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nei prìncipi». L’idolatria di questa fiducia si manifesta nel fatto che si mette da parte il vero Dio. Confidare nella creatura è sempre idolatria.

7. TIMORE. Ciò che temiamo più di ogni altra cosa, lo adoriamo come nostro dio. Il timore è infatti un atto di adorazione. Chi teme, adora ciò che teme; questo è indubbio quando il suo timore è supremo. Nella Scrittura, l’intera adorazione di Dio è spesso espressa con questa sola parola: «timore» (Matteo 4:10; Deut. 6:13); e il Signore esige questa adorazione, questo timore, come dovuti soltanto a Lui (Isaia 50:12, 19). Ciò che temiamo e paventiamo è il nostro dio (Luca 12:4, 5). Se temete gli altri più di Lui, tributate loro quell’adorazione che spetta soltanto a Dio: questa è palese idolatria.

8. SPERANZA. Ciò in cui riponiamo la nostra speranza, lo adoriamo come Dio. La speranza è infatti un atto di adorazione, e l’adorazione spetta soltanto a Dio. È una prerogativa sua essere la speranza del suo popolo (Ger. 17:13; Rom. 15:13). Quando facciamo di altre cose la nostra speranza, tributiamo loro l’onore dovuto soltanto a Dio. Significa abbandonare il Signore, la «Fonte», e mettere al suo posto «cisterne screpolate» (Ger. 2:13), adorandole così come Dio. I papisti fanno questo apertamente, quando chiamano loro speranza la vergine madre, la croce di legno e i santi defunti. E lo fanno anche altri fra noi, quando fanno delle loro preghiere, del loro dolore per il peccato, delle loro opere di carità o di qualsiasi atto religioso o giusto la loro speranza, aspettandosi così di soddisfare la giustizia di Dio, placare il suo sdegno e ottenere il cielo. Nulla può farlo se non ciò che è infinito: la giustizia di Dio. E noi l’abbiamo soltanto in Cristo e da Cristo. Perciò Egli è chiamato la nostra speranza (1 Tim. 1:1), «la speranza della gloria» (Col. 1:27). Coloro che fanno della propria giustizia il fondamento della loro speranza la innalzano al posto di Cristo e la onorano come Dio.

9. DESIDERIO. Ciò che desideriamo più di ogni altra cosa, lo adoriamo come nostro dio. Infatti, ciò che si desidera soprattutto è il sommo bene secondo la stima di chi lo desidera. E ciò che uno considera il proprio sommo bene, lo fa proprio dio. Il desiderio è un atto di adorazione; essere desiderato più di ogni altra cosa è quell’adorazione, quell’onore, che spetta soltanto a Dio. Desiderare qualcosa più, o quanto, il godimento di Dio significa idolatrarla, prostrarle il cuore e adorarla come si dovrebbe adorare soltanto Dio. Lui solo dovrebbe essere per noi l’unica cosa desiderabile più di ogni altra. «Una cosa ho chiesto al Signore, e quella ricercherò: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita, per contemplare la bellezza del Signore e per cercare nel suo tempio». Salmo 27:4

10. GIOIA. Ciò in cui troviamo la gioia e il diletto più grandi, lo adoriamo come Dio. La gioia suprema è infatti un atto di adorazione dovuto soltanto a Dio. Quando questo sentimento raggiunge il suo culmine e la sua massima elevazione, è chiamato gloriarsi. Ci gloriamo di ciò che ci dà più gioia di ogni altra cosa: questa è una prerogativa che il Signore rivendica (1 Cor. 1:31; Ger. 9:23, 24). Gioire della nostra sapienza, forza e ricchezza più che del Signore significa idolatrarle. Trovare più gioia nei rapporti, nella moglie o nei figli, nelle comodità e nei conforti esteriori che in Dio significa adorarli, mentre dovremmo adorare soltanto Dio. Trovare più piacere in qualsiasi via di peccato, nell’impurità, nell’intemperanza o nelle occupazioni terrene che nelle sante vie di Dio, e più che nei servizi spirituali e celesti nei quali possiamo godere di Dio, è idolatria.

11. ZELO. Ciò per cui siamo più zelanti, lo adoriamo come Dio. Un tale zelo è infatti un atto di adorazione dovuto soltanto a Dio. Perciò è idolatrico essere più zelanti per le nostre cose che per quelle di Dio; essere ardenti nella nostra causa e incuranti della causa di Dio; essere più veementi per i nostri piaceri, interessi e vantaggi che per le verità, le vie e l’onore di Dio; essere ferventi nel perseguire i nostri affari e realizzare i nostri progetti, ma tiepidi e indifferenti nel servizio di Dio; giudicare intollerabile essere oltraggiati, calunniati e insultati, ma non mostrare alcuna indignazione quando Dio è disonorato, quando il suo nome, i suoi sabati e la sua adorazione sono profanati, e le sue verità, le sue vie e il suo popolo sono oltraggiati: tutto questo è idolatrico.

12. GRATITUDINE. A ciò per cui siamo più grati, rendiamo adorazione come a Dio. La gratitudine è infatti un atto di adorazione. Adoriamo ciò per cui siamo più riconoscenti. Possiamo essere grati agli uomini e riconoscere l’utilità dei mezzi e degli strumenti; ma, se ci fermiamo qui e non eleviamo più in alto i nostri ringraziamenti e riconoscimenti, se non ricordiamo il Signore, senza il quale tutto questo non è nulla, è idolatria. Per questo il Signore minaccia quegli idolatri (Os. 2:5, 8). Così, quando attribuiamo la nostra abbondanza e le nostre ricchezze alla nostra cura e operosità, il nostro successo alla nostra prudenza e diligenza, le nostre liberazioni agli amici, ai mezzi e agli strumenti, senza guardare più in alto, o senza attribuirle a Dio più che a queste cose, le idolatriamo e facciamo loro sacrifici, come dice il profeta (Abac. 1:16). Attribuire alle creature ciò che proviene da Dio significa metterle al posto di Dio e adorarle.

13. Quando la nostra sollecitudine e operosità sono rivolte più ad altre cose che a Dio, questo è idolatrico. Nessuno può servire due padroni. Non possiamo servire Dio e mammona, né Dio e i nostri desideri peccaminosi, perché questo servizio di noi stessi e del mondo assorbe quella sollecitudine, quell’operosità e quegli sforzi che il Signore deve necessariamente avere, se vogliamo servirlo come Dio. E quando dedichiamo il nostro tempo e i nostri sforzi al mondo e ai nostri desideri peccaminosi, li serviamo come si dovrebbe servire il Signore, e così ne facciamo i nostri dèi. Quando vi preoccupate e vi adoperate più per compiacere gli uomini o voi stessi che per compiacere Dio; quando vi preoccupate più di provvedere a voi stessi e ai vostri discendenti che di essere al servizio di Dio; quando vi preoccupate più di ciò che mangerete, berrete o indosserete che di come onorare e godere di Dio; quando vi preoccupate più di provvedere alla carne per soddisfarne i desideri che di compiere la volontà di Dio; quando vi adoperate più per promuovere i vostri interessi che i disegni di Dio; quando vi preoccupate più di diventare ricchi, potenti o rispettati dagli uomini che di onorare ed esaltare Dio nel mondo; quando vi preoccupate più di ottenere i beni del mondo che di usarli per Dio; quando vi alzate presto, andate a letto tardi e mangiate il pane dell’affanno perché prosperi la vostra condizione materiale, mentre dedicate pochi o nessuno dei vostri sforzi alla causa, alle vie e agli interessi di Cristo: questo significa idolatrare il mondo, voi stessi, i vostri desideri peccaminosi e i vostri rapporti, trascurando il Dio del cielo! E così l’adorazione e il servizio dovuti soltanto a Lui vengono idolatricamente tributati ad altre cose!

Chi fa di Cristo il suo obiettivo supremo, se alla fine trova Colui che la sua anima ama, acquieta il proprio cuore, qualunque cosa gli manchi o perda per il resto. Considera questo un pieno compenso per tutte le sue lacrime, preghiere, ricerche, attese e sforzi.

Perciò, carissimi,
fuggite l’idolatria!

1 Corinzi 10:14

Riferimento alla rivista

L’idolatria dell’anima esclude gli uomini dal cielo. by David Clarkson (1621-1686). The Heartbeat of The Remnant, gennaio/febbraio 2006 · Volume 12 · Numero 1. Pagine di origine 20, 21, 22, 23, 35.

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