
Al termine di una breve visita a mio fratello e alla sua famiglia lo scorso fine settimana in Carolina del Sud, ci siamo scambiati gli ultimi saluti durante una cena a tarda notte al McDonald’s locale. Non amo molto il fast food, soprattutto McDonald’s, ma, dovendo affrontare 13 ore di viaggio per tornare a casa, convenimmo con mio fratello che sarebbe stato un bel gran finale per tutti i nostri figli.
Mio fratello e io siamo cresciuti in totale disaccordo sulle questioni spirituali: lui agnostico ed evoluzionista, io fondamentalista professante. Sembrava che fossimo sempre in disaccordo praticamente su ogni argomento. Ripensandoci, rimpiango la maggior parte di quei dibattiti che facevamo da bambini. Se mai, penso di averlo spinto ancora più verso le sue convinzioni senza Dio discutendo così spesso con lui secondo la carne. Ma ora eccoci qui, quasi 25 anni dopo, con le nostre mogli e i nostri figli, a guardare gli esiti tanto diversi delle nostre vite.
Quel giorno, finalmente eravamo andati oltre le apparenze e avevo potuto chiedergli cosa pensasse di Dio. Gli chiesi quali, secondo lui, sarebbero state le ripercussioni del crescere figli in un ambiente completamente privo di Dio. Poi la discussione proseguì: lui espose le sue vecchie argomentazioni e io proposi le mie consuete risposte apologetiche alle tesi della «teoria del Big Bang» e dell’evoluzione. Da lì passammo a parlare della sua diffidenza verso la «religione organizzata» e del suo disprezzo per gli ipocriti che vanno in chiesa. Concluse dicendo di essere alla ricerca di un cristianesimo più credibile di quello insegnato tradizionalmente. Aveva letto abbastanza Bibbia da considerare la maggior parte di essa «poco sofisticata» e cercava una fede che «potesse conciliare scienza e religione». In sostanza, disse di volere una «religione ragionevole». L’idea di un Dio santo, morale e che richiede l’osservanza della legge gli sembrava medievale. Voleva un dio che si potesse vedere e postulare con chiarezza.
Turbato dalla nostra discussione, più tardi ne parlai con mia moglie. Disse che la preoccupava il fatto che nelle loro vite sembrasse non esserci alcun senso di bisogno spirituale. Finché non lo avessero avvertito, temeva che le nostre parole sarebbero state probabilmente prive di significato. Ci consigliò di continuare a pregare con maggiore urgenza affinché nascesse quella fame nelle loro anime.
Ma ora, alla fine della visita, mentre sedevo lì cercando a tentoni le ultime parole, alle prese con le offese evidenti e i compromessi falliti del fine settimana, infilai la mano nell’Happy Meal del mio bambino di 4 anni e ne tirai fuori il «giocattolo» con sopra il titolo «Strega Bianca». Il tema era quello della più recente invasione laica della Disney, «Narnia». Guardandomi intorno, notai all’improvviso che tutto il locale era tappezzato di grandi immagini di leoni, streghe e armadi.
«Narnia» è l’ultimo grande successo cinematografico prodotto da Walt Disney. Il film è tratto dal libro Il leone, la strega e l’armadio, scritto da C.S. Lewis nel 1950. Chiesi a mio fratello se avessero visto il film e, naturalmente, l’avevano visto. Cominciai così a parlare di alcune delle credenze e pratiche di C.S. Lewis. Avendo letto molte sue opere, mi ritrovai tentato di usare il suo approccio intellettuale al cristianesimo come una sorta di religione che mio fratello avrebbe potuto finalmente accettare... ma dovetti fermarmi. Come aveva detto mia moglie, a che serve, se non si sente alcun bisogno? Doveva capire di essere un peccatore bisognoso di un salvatore, non limitarsi ad aggiungere un cristianesimo psicologico alla sua mentalità filosofica già «sofisticata». Così radunammo i bambini, dicemmo loro di buttare le streghe nel cestino e ci mettemmo in viaggio verso casa, in Pennsylvania.
Durante le 13 ore di viaggio di ritorno pensai molto a C.S. Lewis e mi chiesi perché stesse diventando così popolare. Riflettei sul desiderio di mio fratello per una religione relativa, razionale e moderna e conclusi che non era il solo. Ultimamente sembra che Hollywood si sia accorta dei potenziali guadagni che può ricavare da cristiani evangelici e cattolici ignari. Il film «The Passion» ha ottenuto incassi da record e, da allora, molte case di produzione cinematografica più piccole si sono unite alla corsa per conquistare il denaro degli evangelici e dei cattolici. Il navigato cercatore d’oro Walt Disney non è affatto nuovo a queste tattiche ed è un nemico di vecchia data del cristianesimo e della Croce. Wes Penre, che mette in guardia dall’influenza di molte società segrete, afferma: «Walt Disney era un massone di 33o grado e un illuminista. Dietro tutti quei cartoni animati, riviste, film ecc. si nasconde un piano per confondere le menti dei nostri figli. Le produzioni Disney nel corso degli anni sono piene di simbolismo massonico, di connotazioni occulte esplicite e implicite, di controllo mentale e indottrinamento. Sta preparando le generazioni più giovani al Nuovo Ordine Mondiale e presenta loro la stregoneria (la magia nera) come una cosa “forte”.»
Che Disney abbia un programma contro il cristianesimo conservatore non è una novità. Ciò che oggi mi sorprende è la larga accettazione che C.S. Lewis ha ottenuto attraverso Disney. Entrate in una qualsiasi libreria cristiana, prendete un catalogo di libri cristiani qualsiasi o visitate un sito web di libri cristiani: vedrete Narnia e C. S. Lewis dappertutto. C.S. Lewis non è mai stato così popolare! Ma che cosa credeva C.S. Lewis? Che cosa insegna esattamente ai nostri figli e agli altri attraverso i suoi libri e i film che ne sono stati tratti?


Clive Staples Lewis trascorse la prima parte della sua vita da ateo intellettuale fervente. Fu professore di letteratura a Oxford dal 1925 al 1954 e professore di letteratura medievale e rinascimentale all’Università di Cambridge dal 1954 al 1963. Dopo il 1954, tuttavia, fu principalmente uno scrittore. Affermò di aver vissuto un cambiamento che lo portò a credere in Dio e ad abbandonare l’ateismo. Scrisse molti libri per difendere la sua visione del cristianesimo. Uno dei suoi libri più popolari, Il cristianesimo così com’è, era fondamentalmente una difesa cristiana contro le tesi dell’ateismo. Tuttavia, ciò per cui probabilmente è più famoso è una serie di libri fantasy di stregoneria chiamata Le cronache di Narnia, che si dice sia piena di messaggi e allusioni cristiani nascosti.
C.S. Lewis divenne popolare in un periodo in cui scienza, psicologia, relativismo e cinismo si scagliavano con forza contro la chiesa. Come mio fratello, molti allora stavano perdendo la fede nel messaggio semplicistico della Bibbia. La scienza cresceva esponenzialmente e la chiesa perdeva terreno giorno dopo giorno. Come ultima risorsa, la chiesa cominciò a cercare una fede «ragionevole» che potesse essere spiegata scientificamente. Fu in questo contesto che emerse il noto ateo e intellettuale C.S. Lewis, dichiarando di essersi convertito al cristianesimo. Cominciò a scrivere libri, a dibattere e a tenere seminari sul cristianesimo in tutto il mondo. Il mondo rimase un po’ sorpreso dal suo approccio intellettuale e nel 1947 apparve persino sulla copertina della rivista Time, che lo definì «l’apostolo degli scettici». Tuttavia, a differenza degli apostoli di un tempo, che rimproveravano la cultura e l’assetto religioso dell’epoca proclamando un vangelo senza compromessi, temo che C.S. Lewis abbia lasciato che il semplice Vangelo si contaminasse nel tentativo di conquistare gli intellettuali. Parlare di cose sante in modo empio può essere molto dannoso. Con il suo atteggiamento da fumatore di sigari e bevitore di birra mentre dibatteva temi cristiani, ritengo che spesso riducesse molte dottrine sante della Bibbia a mere sottigliezze esoteriche e dialoghi alla moda.
Una delle cose più difficili da accettare per gli intellettuali è il concetto, apparentemente ristretto ed egocentrico, che il cristianesimo sia l’unica via per il Paradiso. Gesù disse: «Io sono la via, la verità e la vita: nessuno viene al Padre se non per mezzo di me (Giovanni 14:6)». Essendo del tutto contrari a un’idea così esclusiva, gli scettici e gli intellettuali furono lieti di leggere nel libro Il cristianesimo così com’è di C.S. Lewis che alcuni pagani potrebbero appartenere a Dio senza saperlo. Scrisse: «Ci sono persone di altre religioni che vengono guidate dalla segreta influenza di Dio a concentrarsi su quelle parti della loro religione che concordano con il cristianesimo e che, così, appartengono a Cristo senza saperlo. Per esempio, un buddista animato da buone intenzioni potrebbe essere indotto a concentrarsi sempre più sull’insegnamento buddista della misericordia e a lasciare in secondo piano (pur continuando magari a dire di credervi) l’insegnamento buddista su certi punti. Molti dei buoni pagani vissuti molto prima della nascita di Cristo potrebbero essersi trovati in questa situazione.» Per quanto possa sembrare di vedute ristrette, la Bibbia insegna chiaramente: «E in nessun altro è la salvezza; poiché non v’è sotto il cielo alcun altro nome che sia stato dato agli uomini, per il quale noi abbiamo ad esser salvati (Atti 4:12)».
Un’altra cosa che gli intellettuali faticano ad accettare è tutto questo parlare del Paradiso e dell’Inferno. Oro, musica e corone in Paradiso — fuoco, tenebre e tormento all’Inferno — sembrano troppo simili a una fiaba infantile per essere ragionevoli e credibili. Purtroppo C.S. Lewis la pensava allo stesso modo. Parlando del Paradiso, Lewis intellettualizzò il linguaggio biblico dicendo: «Tutte le immagini scritturali (arpe, corone, oro ecc.) sono, naturalmente, un mero tentativo simbolico di esprimere l’inesprimibile. Si menzionano gli strumenti musicali perché per molte persone (non per tutte) la musica è ciò che, nella vita presente, suggerisce più intensamente l’estasi e l’infinito. Si menzionano le corone per suggerire che coloro che sono uniti a Dio nell’eternità condividono il Suo splendore, la Sua potenza e la Sua gioia. Si menziona l’oro per suggerire l’eternità del cielo (l’oro non arrugginisce) e il suo valore prezioso.»
Riguardo all’Inferno, invece di vedere fuoco e tormento letterali, Lewis lasciava intendere che l’Inferno fosse soltanto uno stato mentale. In Il grande divorzio disse: «...ogni reclusione della creatura nel carcere della propria mente è, alla fine, l’Inferno». Se l’Inferno viene intellettualizzato, allora certamente streghe, demoni e folletti sarebbero considerati innocui divertimenti per i nostri figli. Ho trovato interessante che, quando gli fu chiesto delle cosiddette «streghe bianche», il defunto Anton LaVey, autore della Bibbia satanica e sommo sacerdote della Chiesa di Satana, deridesse tale distinzione, dicendo: «Nel satanismo non c’è alcuna differenza tra stregoneria o magia bianca e nera.» È triste quando dei pazzi posseduti dai demoni hanno più saggezza e discernimento di molti cristiani professanti.

La Bibbia stessa, con storie così incredibili come l’apertura del Mar Rosso da parte di Mosè, Noè e l’arca, o persino il carro di fuoco di Elia, è semplicemente troppo difficile da accettare per l’uomo moderno e scientifico. Purtroppo Lewis liquidò molti di questi eventi storici definendoli mitologia cristiana. In Il problema della sofferenza, Lewis scrisse: «Ho il massimo rispetto per i miti pagani, e ancor più per i miti delle Sacre Scritture.» Nel suo libro Riflessioni sui Salmi, scrisse: «Non ho quindi alcuna difficoltà ad accettare, per esempio, il parere di quegli studiosi che ci dicono che il racconto della Creazione nella Genesi deriva da storie semitiche più antiche, pagane e mitiche.» Gesù non solo credeva che queste storie fossero vere, ma predicava che quegli uomini vivevano ancora in cielo e che Dio era ancora il loro Dio. 1 Cor 10:11 afferma: «Or tutte queste cose avvennero loro per esempio, e sono state scritte per ammonire noi, che ci troviamo agli ultimi termini dei tempi.»
Distinguere quali miti credere e quali scartare sembrava essere una difficoltà per C.S. Lewis. In un’intervista con Roger Lancelyn Green per il suo libro C.S. Lewis: una biografia, Lewis parlava del periodo difficile che aveva attraversato mentre sua moglie lottava contro la malattia, dicendo: «Ho dovuto faticare un po’ per impedire a Joy e a me di ricadere nel paganesimo in Attica! A Dafni era difficile non pregare Apollo il Guaritore. Ma in qualche modo non si aveva la sensazione che sarebbe stato molto sbagliato: sarebbe stato soltanto rivolgersi a Cristo sub specie Apollinis.»
Per quanto Lewis sia stato influente come apologeta cristiano, dopo aver esaminato molte delle sue credenze resta da porre la domanda imbarazzante: «C.S. Lewis era davvero cristiano?» Molti insegnamenti fondamentali sembrano mancare nelle sue opere. Parlando dell’espiazione, Lewis disse che «la morte di Cristo non fu una sostituzione per noi, ma piuttosto qualcosa di simile all’idea cattolica romana dell’accumulo di grazia». Il defunto dott. Martyn Lloyd Jones disse di lui: «Poiché C.S. Lewis era essenzialmente un filosofo, la sua concezione della salvezza era carente sotto due aspetti fondamentali: (1) Lewis credeva e insegnava che si potesse arrivare al cristianesimo attraverso il ragionamento, e (2) era contrario alla teoria sostitutiva e penale dell’espiazione (Christianity Today, 20-12-63)».
John MacArthur, in un saggio stimolante intitolato «L’attacco del teismo aperto all’espiazione», critica l’idea di salvezza di C.S. Lewis, dicendo:
...il vento della loro influenza [della teologia di nuovo modello] entra da ogni fessura quando leggiamo i racconti delle Cronache di Narnia di C. S. Lewis. Lewis non era un teologo e non c’è dubbio che le sue opinioni sulla punizione eterna fossero vaghe. Sosteneva altre idee che fanno rabbrividire gli evangelici del vecchio modello. Ma ci si chiede se sarebbe stato davvero solidale con la ricerca dei teisti aperti di una divinità addomesticata e attenuata. …La stessa falsa premessa di fondo fu il punto di partenza dell’eresia del teismo aperto. I teologi del nuovo modello partirono dal presupposto che Dio non potesse essere buono e terribile allo stesso tempo, e perciò si misero a privarlo degli attributi che non gradivano. Come i sociniani e i liberali che li avevano preceduti, si sono lanciati in una ricerca fuorviante per rendere Dio «buono» secondo una definizione umanistica e terrena di «buono». Si stanno inventando un dio a propria immagine... Nell’ultimo libro della serie di Narnia, una scimmia malvagia getta una pelle di leone addosso a un asino stolto e finge che l’asino sia Aslan. È una finzione sinistra e pericolosa e, alla fine, conduce fuori strada innumerevoli abitanti di Narnia. Il dio del teismo aperto è come un asino rivestito di una pelle di leone inadatta. E sta allontanando molti dal glorioso Dio delle Scritture... Dio è buono e temibile. La Sua ira è reale quanto il Suo amore. E benché abbia «misericordia a migliaia, perdonando iniquità, trasgressione e peccato, [non] lascia impunito il colpevole» senza soddisfare la propria giustizia e ira (Esodo 34:7).
Non c’è sostituto per il sangue, nessuna scorciatoia che eviti il pentimento e nessuna innovazione senza che lo Spirito Santo convinca del peccato, conduca i peccatori pentiti alla grazia e alla salvezza. Per quanto ciò possa sembrare semplice, sciocco e poco sofisticato, non esiste ancora un’altra via. Gesù ci mise in guardia dalle false vie di salvezza, dicendo: «In verità, in verità vi dico: chi non entra per la porta nell’ovile delle pecore, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Ma chi entra per la porta è il pastore delle pecore. A lui apre il portinaio; e le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le sue pecore per nome e le conduce fuori. Quando ha fatto uscire tutte le sue pecore, va davanti a loro; e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. Ma non seguiranno un estraneo; anzi, fuggiranno da lui, perché non conoscono la voce degli estranei (Giovanni 10:1-5)». Perché la Chiesa non presta ascolto all’avvertimento del Maestro e non fugge da queste voci estranee?
Scrivendo ai Corinzi, l’apostolo Paolo disse molti secoli fa: «La parola della croce è infatti pazzia per quelli che periscono, ma per noi che siamo salvati è potenza di Dio. Poiché è scritto: “Io distruggerò la sapienza dei savi, e annienterò l’intelligenza degli intelligenti”. Dov’è il sapiente? Dov’è lo scriba? Dov’è il contestatore di questo secolo? Non ha forse Dio reso folle la sapienza del mondo? Poiché, nella sapienza di Dio, il mondo non ha conosciuto Dio mediante la propria sapienza, è piaciuto a Dio di salvare i credenti mediante la stoltezza della predicazione. I Giudei infatti chiedono dei segni e i Greci cercano sapienza; ma noi predichiamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e pazzia per i Gentili; ma per quelli che sono chiamati, tanto Giudei quanto Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio. Poiché la pazzia di Dio è più saggia degli uomini, e la debolezza di Dio è più forte degli uomini. Infatti, fratelli, considerate la vostra vocazione: tra voi non ci sono molti sapienti secondo la carne, né molti potenti, né molti nobili. Ma Dio ha scelto le cose stolte del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e quelle disprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre a nulla quelle che sono, affinché nessuna carne si vanti davanti a Dio. (1 Corinzi 1:18-29)».
In conclusione, la prossima volta che Disney penserà di poter scuotere la gabbia dei cristiani e che noi accorreremo, portando i nostri figli con la mente aperta a sedersi e ascoltare le loro dottrine distruttive e le loro menzogne, mostrate la vostra fermezza: restate a casa e insegnate ai vostri figli la Parola di Dio! Insegnate loro ad ascoltare attentamente il richiamo del Pastore e a essere pronti a fuggire dalla voce dello straniero. Insegnate loro a guardarsi da questo «cristianesimo» intellettuale e senza sangue e a restare vicini alle semplici verità contenute nella Parola di Dio. Senza dubbio: «Siate sobri, vegliate; il vostro avversario, il diavolo, va attorno come un leone ruggente cercando chi possa divorare (1 Pietro 5:8)».


