Prima della mia conversione, non avevo mai sentito il termine «anabattista» e mi era estranea l’idea che qualcuno condividesse con altri la propria fede in Gesù. Dopo essermi convertito, ricordo che pensavo a tutti i miei amici che non sapevano nulla di ciò che mi era appena accaduto. Un pensiero continuava a tornarmi in mente: «Devo dirglielo!» Quando a qualcuno succede qualcosa di bello, di solito lo racconta agli altri. Alcuni lo dicono a una o due persone, mentre altri sentono il desiderio di dirlo a tutti. Era ciò che volevo fare, non per me, ma per loro.
Ogni volta che incontravo un vecchio amico, gli raccontavo ciò che mi era successo. Di solito dicevano di averne già sentito parlare e poi cercavano di farmi calmare e rilassare. Sarò il primo ad ammettere che nei primi anni ho commesso degli errori. Mi accorgevo che a molti non piaceva ciò che avevo da dire, ma ciò che mi stupiva di più era che le persone che si dichiaravano cristiane sembravano essere quelle più offese.
Un giorno stavo parlando con un uomo anziano che disse di essere cristiano da gran parte della sua vita. Durante la conversazione indicò una lampadina e disse: «Vedi quella lampadina? Non parla». Rimasi sbalordito. Mi stava dicendo che sì, Gesù dice che siamo la luce del mondo, ma che le luci tacciono. Non parlano. Tornai a casa per fare uno studio biblico personale sull’argomento. Era vero? Non passò molto tempo prima che trovassi versetti come: E Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e guarendo ogni sorta di malattia e infermità fra il popolo. –Mat 4:23. Inoltre, nel Vangelo di Matteo, Gesù dice che fu mosso a compassione perché le persone che erano con lui erano stanche e disperse. Più avanti leggiamo: Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è davvero abbondante, ma gli operai sono pochi; pregate dunque il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe». –Mat 9:37-38
Mi sembra che, dovunque andasse, Gesù parlasse alla gente del regno. Ho visto persone testimoniare di Dio, ma farlo in modo sgradevole. Questo non significa che non dovremmo testimoniare. Se leggete il libro degli Atti, è quasi tutto ciò che vi si trova: credenti che condividono con altri il messaggio del Vangelo! In un episodio, le autorità arrestarono i discepoli e dissero che li avrebbero lasciati liberi se fossero rimasti in silenzio! Ma i discepoli dissero che non potevano: Perché non possiamo non parlare delle cose che abbiamo viste e udite. –At 4:20. Alla fine furono messi definitivamente a tacere: con la morte.
In seguito sentii parlare di queste persone chiamate anabattisti. Cominciai a leggere di loro e di come anche loro non volessero tacere. Ordinai il Martyr’s Mirror e rimasi sbalordito da ciò che lessi. Queste care persone vivevano come i discepoli che troviamo nella Bibbia. Si realizzarono in loro le parole di Gesù: E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. –Mat 10:22. E in Romani: Come sta scritto: «Per amor tuo siamo messi a morte tutto il giorno; siamo considerati come pecore da macello». –Rom 8:36. Dopo qualche tempo trovai una chiesa con una visione anabattista.
Perché scrivo tutto questo? Cari fratelli e sorelle, credo che il fuoco si stia spegnendo. Continuo a sentire alcuni dei nostri anabattisti parlare di vivere una vita tranquilla e pacifica. Nella parabola del seminatore Gesù dice: Quello che è stato seminato tra le spine è colui che ode la parola; ma le preoccupazioni di questo mondo e l’inganno delle ricchezze soffocano la parola, ed essa diventa infruttuosa. –Mat 13:22. Potrebbe essere questa la condizione di alcuni di noi? Viviamo in una cultura occidentale in cui il denaro sembra facile da ottenere, e ci concentriamo sulle nostre ricchezze e sulle preoccupazioni di questo mondo. Facciamo attenzione a non diventare come il mondo per evitare di essere perseguitati dal mondo.
Un gruppo di anabattisti fuggiva dalle persecuzioni e si trasferì in un paese dove non era ancora perseguitato. Aprirono una bottega di mobili per mantenersi, ma non riuscivano a vendere nessun mobile perché erano gli anabattisti tanto temuti. Ben presto la situazione divenne disperata, perché avevano bisogno di denaro per il cibo. Un giorno un uomo ricco entrò nella bottega. Tutti gli operai smisero di lavorare. «Forse quest’uomo comprerà qualcosa e potremo mangiare!», pensarono. Un fratello anziano si avvicinò al possibile cliente e gli chiese se conoscesse Gesù. Dopo una breve conversazione, l’uomo uscì dalla bottega furioso. Poco dopo alcuni operai affamati chiesero all’anziano perché avesse dovuto allontanare la loro unica possibilità di concludere una vendita. Lui spiegò che per quell’uomo conoscere Gesù era molto più importante che preoccuparsi di concludere una vendita. Questa era la mentalità dei primi anabattisti: il Vangelo veniva prima di tutto. Non potevano fare a meno di parlare delle cose che avevano visto e udito, e anche loro venivano messi a morte tutto il giorno.
Ho letto numerosi resoconti di primi cristiani anabattisti arrestati per la loro fede. Le autorità li imploravano di tacere e basta! Ma loro rifiutavano, proprio come avevano fatto i discepoli. Anche loro scelsero la morte invece di una vita tranquilla. Un giovane fu arrestato e lasciò la sua cara moglie in attesa del loro primo figlio. Le autorità aspettarono che il bambino nascesse, poi portarono il neonato al padre, che era in prigione. Gli dissero che ora era padre e che poteva tornare a casa per stare con sua moglie e suo figlio. Dissero che poteva anche continuare a credere nello stesso modo, ma doveva tacere e non parlare contro il peccato nella chiesa. Il giovane padre rifiutò, e così lo bruciarono sul rogo. Tacere non era un’opzione.
Che cosa intendono dunque le Scritture quando parlano di una vita tranquilla e pacifica? Paolo scrive a Timoteo: Esorto dunque, prima di ogni altra cosa, che si facciano suppliche, preghiere, intercessioni e ringraziamenti per tutti gli uomini; per i re e per tutti quelli che sono in autorità, affinché possiamo condurre una vita tranquilla e pacifica in ogni pietà e onestà. –1Ti 2:1-2. Per i re e per tutti quelli che sono in autorità, affinché possiamo condurre una vita tranquilla e pacifica in ogni pietà e onestà? Sì, lo dice l’apostolo Paolo, ma che cosa intendeva? Poteva voler dire che dovremmo tacere riguardo al Vangelo? O che non dovremmo mai affrontare un peccatore? Paolo non ci dice di fare qualcosa che lui non ha mai fatto, né qualcosa che Cristo stesso non abbia mai fatto. Anzi, le Scritture rivelano qualcosa di completamente opposto.
Sembra che i cristiani del Nuovo Testamento, sia quelli della Bibbia sia quelli della chiesa primitiva, diffondessero attivamente il Vangelo e fossero entusiasti della Chiesa di Gesù Cristo. Andavano in giro a predicare il Vangelo, tenendo riunioni sulle montagne, nei boschi o dovunque la gente si radunasse. Quella era la loro vita. Qui Paolo dice che dovremmo pregare affinché, se obbediamo a Dio facendo cose che alle autorità non piacciono, esse ci lascino in pace mentre svolgiamo le nostre normali attività quotidiane. Come cristiani, dovremmo diffondere la verità della Parola di Dio e impegnarci attivamente per l’avanzamento del Regno di Dio. Dovremmo pregare che le autorità ci lascino vivere in pace mentre serviamo il Principe della Pace.
Alcuni cristiani cercano di essere come il mondo nel tentativo di conquistare il mondo. Cercano di convincere le persone a vivere una vita felice, unirsi al nostro gruppo, essere libere in Cristo, partecipare a un emozionante viaggio missionario, vivere appieno la vita, diventare tutto ciò che possono essere. Tutto ruota intorno all’«amare Gesù», non all’obbedirgli.
E noi? Siamo entusiasti di parlare di Gesù alle persone, anche se questo ci costerà qualcosa? Per molti di noi è piuttosto facile parlare di agricoltura, edilizia, caccia al cervo e tante altre cose, eppure, quando si tratta delle cose di Dio, abbiamo poco da dire. Abbiamo così tanta paura della persecuzione? Temiamo che il mondo ci odi? Ricordate ciò che disse Gesù: Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo… –Gv 15:18-19. E ancora: Chi si vergognerà di me e delle mie parole in questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui quando verrà nella gloria del Padre suo con i santi angeli. –Mc 8:38
È facile essere cristiani, sistemarsi e vivere una vita tranquilla e pacifica, senza mai mettere in discussione un peccatore, correggere un fratello o pestare i piedi a Satana; ma chi ha detto che sarebbe stato facile? Qui ad Haiti, noi come chiesa stiamo cercando di seguire Gesù a qualunque costo. Proprio ieri due membri ci hanno detto che stanno per perdere il lavoro a causa del Vangelo. Un’altra sorella della chiesa ha riferito che la scuola frequentata dai suoi figli richiede l’uniforme e che le ragazze devono indossare i pantaloni. Ha mandato sua figlia a scuola con un vestito modesto, ma l’hanno rimandata a casa con un biglietto del preside che diceva che non doveva tornare a scuola indossando «quella cosa». Se siete insultati per il nome di Cristo, beati voi, perché lo Spirito di gloria e di Dio riposa su di voi: da parte loro egli è bestemmiato, ma da parte vostra è glorificato. –1Pt 4:14
La felicità viene dal soffrire per la giustizia. La sofferenza biblica deriva dall’obbedire a Gesù di fronte all’opposizione. Siamo troppo occupati a discutere sulle nostre opinioni personali in materia di dottrina e a essere politicamente corretti, mentre il mondo ride di noi e va all’inferno? Siamo come Gesù e come i cristiani fedeli nel corso dei secoli, vivendo in modo tale che chi ci circonda non possa negare che la potenza di Dio è in noi. Abbiamo qualcosa di cui tutti hanno bisogno. Allora, che cosa aspettiamo? Riuniamoci, raduniamoci di nuovo, rinneghiamo noi stessi, prendiamo le nostre croci e seguiamolo!



