REMNANT Rivista

Esercizio spirituale

La nostra comunione è con il Padre

Numero originaleThe Heartbeat of The Remnant · gennaio/febbraio 2006 · Volume 12 · Numero 1
Un uomo anziano e barbuto posa le mani sulla testa di un uomo inginocchiato, mentre una donna siede lì vicino

A volte mi chiedo se nel Nuovo Testamento si trovi una parola più sorprendente o più profonda riguardo alla relazione in cui uomini e donne sono introdotti con Dio in Gesù Cristo. Questo è davvero un mare nel quale tutti i nostri pensieri annegano. Possiamo avvicinarci al grande tema e scorgere alcuni dei bagliori di luce che ne sprigionano; e tuttavia, dopo avervi meditato con preghiera e attenzione, sotto la guida dello Spirito, esso si estende ancora al di là della nostra portata, sconcerta i nostri pensieri, è incapace di essere espresso con le povere parole terrene e attende la sua esposizione definitiva, il linguaggio e l’illuminazione della casa del Padre.

«La nostra comunione è con il Padre». L’accento cade sulla parola che indica una relazione. È l’annuncio più sorprendente: comunione. Quanto diversamente gli uomini pensano a Dio. C’è chi odia persino il pensiero di Lui. C’è chi Lo teme con timore servile. C’è chi Lo considera soltanto un re al quale è tenuto a sottomettersi. Ma la gloria straordinaria e travolgente è che essa ci introduce in una nuova relazione, quella della comunione. Ogni ostilità è bandita dal cuore; ogni timore, salvo quello dell’amore filiale, è spazzato via per sempre; d’ora in poi entriamo, per mezzo di Cristo Gesù, nella relazione più profonda, più meravigliosa e più intima indicata da quella grande parola, «comunione».

Mi sembra quasi impossibile che possiamo anche solo cominciare a tentare di descrivere che cosa significhi essere amici di Dio. La parola «amico» è una delle parole più sacre e belle della nostra lingua, e anche una parola tristemente abusata. C’è una grande differenza tra un conoscente e un amico. Ringrazio Dio per i miei conoscenti, ma nel mondo non ho molti veri amici, e nemmeno voi. Un amico è così prezioso che nessun essere umano ne ha mai moltissimi nel pellegrinaggio e nel cammino della vita. Con quante persone vi sentite perfettamente al sicuro? Con quante, seduti da soli, sentite di poter riversare tutto ciò che avete nel cuore, la cosa meschina come quella nobile, il dubbio come la fiducia? Sono pochissime; ma questa è l’amicizia. «La nostra comunione è con il Padre». Siamo stati introdotti in una relazione con Dio tale che, se Lo conosciamo e ne comprendiamo la verità, possiamo insieme vivere appieno proprio questa idea di amicizia. Posso sentirmi perfettamente al sicuro quando entro nella mia camera più intima e chiudo la porta a tutti, tranne che a mio Padre. Posso dirGli tutto ciò che ho nel cuore.

Caro giovane credente, l’hai scoperto? Se no, non hai ancora sperimentato una delle cose più preziose della vita cristiana, una delle benedizioni più profonde e straordinarie che ci sono giunte in Cristo Gesù. C’è una cosa che Dio non vuole mai sentirti dire, ed è qualcosa che abbia il carattere dell’ipocrisia. Non vuole mai sentirti dire che la tua volontà è sottomessa alla Sua, quando il tuo cuore è inquieto e agitato e pensi che Egli ti stia trattando duramente. Quando lo pensi, vuole che tu glielo dica. Vuole che tu osi riversare nel Suo orecchio attento tutto ciò che hai nel cuore: la tua meschinità, la tua pochezza, la tua bassezza, i tuoi dubbi e le tue paure. «Oh, ma», dici, «avrei paura di farlo». Ecco il segreto di gran parte di ciò che manca nella tua vita. Comincia a farlo e scoprirai che Egli vaglierà le cose che Gli dici, soffierà via ciò che è indegno e conserverà ciò che è migliore.

Notate una citazione di Dryden, tratta dal poema «All for Love»:

«…Eravamo così mescolati.
Come ruscelli che s’incontrano,
entrambi perdemmo noi stessi.
Eravamo un’unica massa;
non potevamo dare né prendere
se non dalla stessa fonte;
perché lui era me, e io lui».

Questa è la perfezione dell’amicizia, ed è proprio il cuore più intimo del significato di questa parola, «comunione». Io do a Dio, ma posso dargli soltanto Lui stesso, così come Egli ha dato Se stesso a me. Dio mi dà ogni giorno. Che cosa mi dà? Dio mi dà il mio nuovo io in Cristo. Come due ruscelli si sono mescolati, così la vita dell’anima in Cristo e la vita infinita di Dio si sono mescolate; tutta la mia fragilità trova la sua forza nella Sua potenza, e tutta la Sua potenza trova nella mia fragilità il mezzo per esprimersi.

Questo è il fatto: «la nostra comunione è con il Padre». Ora, fino a che punto lo mettiamo in pratica? Esiste una pratica dell’amicizia, una pratica della comunione. Finora abbiamo parlato soltanto della natura del grande fatto dell’amicizia con Dio, in e per mezzo di Gesù Cristo.

In ogni vita dovrebbe esserci del tempo per praticare la comunione con Dio. Ecco uno dei pericoli del nostro tempo. Oh, questa epoca frettolosa, inquieta e febbrile! La frenesia del lavoro ci travolge. Trascinati da un giorno all’altro, precipitiamo come un torrente torbido; non c’è quiete, non si pratica la comunione, non c’è tempo per essa. C’è tempo per tutto il resto, ma non per questo, e tutto il resto si indebolisce per la sua mancanza. Per prima cosa, prendetevi del tempo per parlare con Dio; in secondo luogo — e questo è trascurato più del primo — prendetevi del tempo per lasciare che Dio vi parli. Il primo punto va sottolineato: prendetevi del tempo per parlare con Lui. Non dico «pregare», anche se sarebbe giusto dirlo, ma abbiamo associato in larga misura la parola «preghiera» alla richiesta. Siamo stati indaffarati a chiedere cose. Parlate con Lui. RaccontateGli tutto della vostra vita, della vostra casa, dei vostri figli. Se volete, chiedetegli delle cose, ma più vivete in comunione, meno richieste ci saranno nelle vostre preghiere. Esercitatevi nell’arte di parlare con Dio. Raccontategli tutto, poi prendetevi del tempo perché Egli possa parlarvi.

Un uomo in abiti lunghi è in piedi all’aperto con le braccia distese, accanto a una figura inginocchiata

Oh, possa questo messaggio almeno fermare per un momento tutta l’attività della chiesa e richiamare ciascuno di noi alla pratica della nostra comunione. Amati, la comunione è un fatto. Non vi chiedo di creare questo fatto, ma di renderlo visibile. Il fatto è stato creato in Cristo. In Gesù sono diventato amico di Dio. Il problema non sta lì: il problema è che non l’ho messo in pratica. E lasciate che dica che quando un’anima comincia a praticare questa attesa di Dio e della Sua parola, allora giungerà una nuova consapevolezza di Cristo, quale l’anima non aveva mai avuto prima.

Riferimento alla rivista

La nostra comunione è con il Padre. by Campbell Morgan. The Heartbeat of The Remnant, gennaio/febbraio 2006 · Volume 12 · Numero 1. Pagine di origine 18–19.

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