Se facciamo un passo indietro e guardiamo alla nostra vita, possiamo dire onestamente di confidare nel Signore con tutto il cuore? Penso spesso ai miei figli: confidano in me con tutto il cuore; non hanno paura, non si preoccupano. La mia preghiera è di riuscire a confidare nel mio Padre celeste allo stesso modo.
Qui ad Haiti molte persone sono spinte dalla paura. Temono l’incertezza del domani. Temono di non riuscire a trovare cibo, lavoro e vestiti. È l’opposto del confidare in Dio. Nella cultura occidentale, le persone non temono queste cose. È facile trovare cibo e vestiti, i posti di lavoro abbondano e basta una chiamata al 911 per ricevere assistenza medica.
I poveri qui ad Haiti dicono che sarebbe più facile confidare in Dio se si trovassero in America, ma è davvero così? Sebbene in America pochissimi temano di non avere abbastanza da mangiare, molti temono di non essere accettati dagli altri. Alcuni possono temere di non avere abbastanza denaro per vivere, ma molti hanno paura della morte. Qualunque sia la nostra paura, confidare in Dio è la risposta.
Consideriamo la vita di Davide. Davide era un ragazzo. Quando i suoi fratelli maggiori andarono in battaglia, il giovane Davide uscì a pascolare le pecore di suo padre. Sul campo di battaglia c’era un gigante dell’esercito dei Filistei, di nome Golia. Sfidò gli Israeliti dicendo che, se un uomo fosse uscito a combattere contro di lui, l’esercito del vincitore avrebbe dominato quello dell’altra parte. In 1 Samuele 17:10-11 leggiamo che Golia disse: …Io sfido oggi gli eserciti d’Israele; datemi un uomo e combatteremo insieme. Quando Saul e tutto Israele udirono quelle parole del Filisteo, rimasero sgomenti e furono presi da grande paura.
Più avanti leggiamo che Isai, padre di Davide, lo mandò sul campo di battaglia a portare del cibo ai suoi fratelli maggiori. Davide arrivò sul campo di battaglia e sentì Golia pronunciare quelle stesse parole. Vedendo che tutti gli uomini d’Israele erano impauriti, non riusciva a capire. Perché il popolo di Dio aveva paura di quel Filisteo incirconciso?
Sebbene Davide fosse giovane, non era affatto un principiante quando si trattava di confidare in Dio. Mentre custodiva le pecore di suo padre, probabilmente parlava spesso con Dio, chiedendogli di aiutarlo a proteggere il gregge. Un giorno un orso uscì per attaccare le pecore e Davide uccise l’orso. Un altro giorno un leone uscì per divorare alcune pecore. Ancora una volta, il giovane intrepido che confidava in Dio affrontò la minaccia e uccise il leone. Ora, di fronte a una minaccia apparentemente più grande, Davide si limita a chiedere: …Chi è questo Filisteo incirconciso, che osa sfidare gli eserciti del Dio vivente? –1 Samuele 17:26. Davide andò dal re Saul e disse: Io … andrò a combattere contro questo Filisteo –1 Samuele 17:32. Confidando ancora una volta nel suo Dio, Davide prese cinque pietre lisce, corse incontro al gigante e lo uccise. Vedendo questo improvviso capovolgimento degli eventi, il popolo rimase meravigliato.
Secondo il Salmo 20:7, quando confidiamo nei cavalli e nei carri, allora non confidiamo nel Signore, nostro Dio. In Matteo 21:21 la Bibbia dice che con la fede possiamo spostare le montagne. Qui ad Haiti mi sono trovato in situazioni difficili in cui Dio era la mia unica possibilità. Quando sono stato costretto a confidare in Dio, ho scoperto che egli opera ancora miracoli. Proprio come Davide con il leone, l’orso e il gigante, anche noi possiamo imparare che confidare in Dio con tutto il cuore è la strada migliore, e non soltanto l’ultima risorsa. Quando confidiamo prima di tutto nel Signore, mostriamo al mondo qualcosa di straordinario: che il Dio che serviamo è vivo e reale.
Qui ad Haiti c’era un uomo che viveva con la moglie e i tre figli piccoli in una baracca sui monti. Ma c’era un problema: era gravemente malato, in punto di morte. Un giorno venne a sapere di un missionario che spesso viaggiava attraverso i monti. Ricevetti un messaggio da lui in cui mi diceva che era quasi morto e che aveva bisogno che andassi a pregare per lui. Mi recai in fretta a casa sua. Rimasi stupito dalle sue condizioni. Probabilmente pesava poco più di 70 libbre. Sua moglie mi disse che era a letto da più di un anno. Non riusciva a parlare; sussurrava soltanto, con respiri profondi e angosciosi. Parlammo a lungo della sua vita, del suo peccato e del suo futuro. Mi disse che, se Dio lo avesse guarito, lo avrebbe servito e avrebbe confidato in lui per il resto della vita. Credevo alla sua sincerità, eppure avevo paura. Cominciai a pregare, ma di certo non fu una preghiera potente e piena di fede. Fu piuttosto un debole e umile grido d’aiuto.
Mentre tornavo a casa e per tutta quella notte, non riuscivo a pensare ad altro che a lui. Il diavolo cominciò ad attaccarmi. Mi assalirono molti pensieri confusi e inquietanti: «Hai fatto tutto quello che potevi? E se muore? Perché non l’hai portato in ospedale?». Mi rivolsi a Dio in preghiera. «Oh Dio», pregai, «quest’uomo voleva che pregassi per lui. Non ha chiesto un ospedale; non ha chiesto medicine. Ti prego, Dio, guarisci quest’uomo. Se muore, cosa farò la prossima volta? O Padre, se non per lui, ti prego, guariscilo per me. Ne ho bisogno, Padre».
Pregai come non avevo mai fatto prima, e allora Dio mi diede pace. La mattina seguente mi affrettai a salire il monte fino a casa sua, ma lui non c’era. «No, Signore!» pensai. Corsi di qua e di là e infilai la testa in un’altra baracca. Ciò che vidi mi lasciò senza parole. Era seduto lì con un gran sorriso sul volto. Sua moglie disse che quella mattina aveva lavorato nell’orto. Continuava a ripetere: «Dio lo ha guarito! Dio lo ha guarito!». Non dimenticherò mai quello che provai mentre ridiscendevo quel monte. Il cuore mi traboccava di gioia e gratitudine. «Il mio Dio è vivo! Può fare qualsiasi cosa, ogni cosa! È il mio Dio!». Lo ringraziai e lo lodai come non avevo mai fatto prima. Il «leone» che avevo affrontato era morto e la mia fede cresceva. Il diavolo non vuole che confidiamo in Dio, perché quando riponiamo la nostra fiducia in Dio, egli compie grandi cose e la nostra fede cresce.
Quando confidiamo in Dio corriamo un rischio: e se Dio non intervenisse? Potremmo fare una brutta figura, o peggio: «E se faccio un passo di fede e Dio non fa nulla?». Ricordate: non è fede se conosciamo l’esito. La fede è camminare nell’ubbidienza e credere alla Parola di Dio quando non conosciamo l’esito. Se Dio non avesse aiutato Davide, Golia lo avrebbe certamente ucciso. Fu la fede di Daniele a mantenerlo nella preghiera a Dio, benché sapesse che lo attendeva la fossa dei leoni. Sadrac, Mesac e Abed-Nego avevano tanta fede in Dio che dissero al re che, anche se Dio avesse scelto di non liberarli dal fuoco, loro comunque …non avrebbero servito i tuoi dèi, né adorato la statua d’oro che tu hai fatto innalzare –Daniele 3:18. Poi c’erano Gedeone e i suoi trecento uomini. L’elenco degli uomini pii che misero in gioco la propria vita, dimostrando che il loro Dio era vivo, continua all’infinito.
Quando facciamo un passo di fede e confidiamo nel nostro Dio, succede sempre qualcosa (a volte subito, a volte più tardi; a volte in un modo che ha senso, a volte in un modo che sembra non avere alcun senso umano). Eppure Dio opera, e la nostra fede cresce. Quando crediamo davvero in Dio, confidiamo in lui. Allora è molto più facile condividere con gli altri il messaggio del Vangelo. Proprio come Giosuè non aveva una flotta di bulldozer pronta all’uso a Gerico, così anche noi non abbiamo bisogno di un piano di riserva quando confidiamo in Dio.
È vero che le grandi menti e il sostegno finanziario di molti in America e in altri paesi moderni hanno preso il posto di Dio. Si può fare quasi ogni cosa sul piano materiale senza Dio. Anzi, la maggior parte delle persone dice che confidare in Dio non è buon senso. Se preghi per un bambino malato, non è buon senso. Se rifiuti un lavoro ben pagato perché non credi che sia la volontà di Dio, non è buon senso. Se vendi i tuoi beni e dai il ricavato ai poveri, non è buon senso. Hanno ragione: confidare in Dio non è buon senso. Marciare intorno a un muro sette volte, credendo che crollerà, non è buon senso. Neppure andare in battaglia con soli 300 uomini contro un grande esercito, numeroso come le cavallette, è buon senso. Molte delle cose che fanno i cristiani che confidano in Dio non hanno senso, ma mostrano al mondo che confidano davvero in Dio; ed è questo che oggi rimetterà ancora una volta il mondo sottosopra.
Ricordo molto bene un giorno. Ero lontano da casa quando ricevetti una telefonata da mia moglie. Mi disse di tornare subito a casa: era un’emergenza! Nostro figlio di due anni era stato punto dalle api. Tornai di corsa e trovai il quartiere nel caos. La gente correva dappertutto. Trovai mia moglie e mio figlio a casa del vicino, un pastore del posto. Mio figlio era tra le braccia di mia moglie, che mi disse che era stato punto centinaia di volte. Il pastore mi guardò con aria molto seria e mi disse che, se non avessi portato subito il bambino in ospedale, sarebbe certamente morto. Ricordo che pensai a una sola cosa: Dio può guarire! Presi in braccio mio figlio, lo portai dall’altra parte della strada, a casa nostra, e pregai. Non ci volle molto perché cominciasse a riprendersi; il giorno dopo era già tornato a giocare fuori.
Qui ad Haiti molte persone portano i malati dal guaritore, e lui li guarisce. È proprio quello che succede. Quanto di più può fare il nostro Dio! Vi prego, non fraintendetemi. Non sto dicendo che non dovremmo andare dal medico o in ospedale; sto cercando piuttosto di sottolineare che la nostra fiducia deve essere in Dio.
Qualche anno fa decisi di trovare un lavoro part-time vendendo coltelli. Dovevo prendere quei coltelli e andare di casa in casa. Non mi interessavano i coltelli; cercavo soltanto di guadagnare qualcosa in più. Ero un pessimo venditore di coltelli. Dovunque andassi, tutti dicevano di no.
Un giorno il capo mi portò nel suo ufficio e mi disse che aveva notato che non vendevo coltelli e si era reso conto di aver dimenticato di mostrarmi come funzionavano. Così restammo seduti nel suo ufficio mentre mi parlava di ciascun coltello. Aveva un piccolo assortimento di utensili da cucina di un’altra marca, rinomati per la loro qualità, che usò per fare un confronto. Per prima cosa prese un piccolo pezzo di cuoio e mi chiese di tagliarlo a metà con uno degli «altri» coltelli. Riuscii a segare il pezzo di cuoio senza troppa fatica. Poi mi disse di usare uno dei suoi coltelli e fare la stessa cosa. Il nuovo coltello tagliò il cuoio come se non ci fosse nemmeno! Rimasi davvero sbalordito. Poi prese un penny e mi disse di tagliarlo a metà con le «altre» forbici. Ci provai, ma non ci riuscii: non lo tagliavano proprio. Allora mi disse di fare lo stesso con le sue forbici. Tagliarono facilmente il penny e, ancora una volta, rimasi stupito dal prodotto. Mi disse che ormai sapevo che quei coltelli erano i migliori e che da quel momento avrei dovuto riuscire a venderli. Aveva ragione. Cominciai a vendere coltelli dappertutto! Ricordo perfino di essere entrato in una roulotte malandata, senza grandi speranze che comprassero. Con mia sorpresa, comprarono coltelli per oltre 3.000 dollari.
È chiaro perché cominciai a vendere: credevo nel prodotto. Allo stesso modo, se confidiamo in Dio, avremo fiducia. In un’epoca in cui la maggior parte di coloro che si professano cristiani si vergogna di Dio e di prendere posizione per la verità, possiamo essere una luce splendente. Possiamo essere un popolo che esce nel mondo e nelle proprie comunità con un Vangelo in cui crede davvero! Se lo facciamo, il mondo lo vedrà e reagirà. Molti sono in cerca; cercano risposte. Quando qualcuno ci chiede perché facciamo le cose che facciamo o indossiamo ciò che indossiamo, cosa rispondiamo? Rispondiamo con sicurezza? Abbiamo pronta una citazione biblica? O ci imbarazziamo e vorremmo sprofondare? Se il mondo vedesse che abbiamo fiducia nel nostro Dio e che gli ubbidiamo con entusiasmo, sarebbe una testimonianza potente.
Ricordo di aver attraversato l’aeroporto con un piccolo gruppo. Mentre eravamo in fila, sentii una signora chiedere a una delle sorelle nubili del nostro gruppo perché portasse quella «cosa» in testa. Ero entusiasta di poter ascoltare senza farmi notare, e fui felice di sentire la sua risposta. «Ha mai letto 1 Corinzi 11? Lì ci viene insegnato che le donne dovrebbero coprirsi il capo. È un segno di sottomissione». La donna rimase stupita dalla risposta e disse che non aveva mai sentito una cosa simile, e che suo padre era pastore. Continuarono a fare una conversazione molto interessante, che terminò con il desiderio della signora di tornare a casa e studiare la Bibbia.
Un opuscolo può fare molto bene; così anche un sermone potente o un articolo stampato; ma ciò che il mondo cerca è qualcuno che riponga tutta la propria fiducia in Dio! Vogliono «vedere qualcosa che funziona», e perché no? Dio vuole servirsi di noi per mostrare la sua potenza. Certamente ognuno di noi vuole essere usato da Dio. Possiamo esserlo. Ognuno di noi può esserlo. La risposta è confida nel SIGNORE con tutto il tuo cuore e non ti appoggiare sul tuo discernimento –Proverbi 3:5.



