La morte pareva certa, dissero tutti i medici.
Era davvero vero «che in pochi giorni sarebbe morto»?
Non voleva ammetterlo, eppure era spinto dalla paura.
Inarcò le spalle, nascose ogni lacrima.
Prima ancora di sapere quando sarebbe giunta la fine,
proclamò audacemente la propria sovranità.
Ammettere di temere ciò che non si conosce
sarebbe peggio della morte e di un’eternità in solitudine.
«Nessuno può conoscere l’angoscia che ho dentro!
Farò finta di stare bene, nasconderò ciò che provo.
La gente parla di Dio: oh, quanta rabbia mi fa!
Per favore, andatevene, o parlate d’altro!»
Solo, sul letto, la mente comincia a correre.
«Sono stanco di questa schiavitù; potrebbe esserci grazia?
No, non funzionerà mai, per me è troppo tardi».
Voltando le spalle a Dio, attese il proprio destino.
Il predicatore non sapeva esattamente cosa dire,
al funerale dell’uomo che aveva seguito la propria strada.
Sapeva soltanto che aveva fatto una scelta sbagliata,
indurendo il cuore e ignorando la voce di Dio.
Ora non si poteva più cambiare: doveva pagarne il prezzo.
La morte inghiottì la sua vittima: la sua anima era perduta per sempre.
