REMNANT Rivista

Vita cristiana

DIRE LA VERITÀ nell’amore

Numero originaleThe Heartbeat of the Remnant · Inverno 2020 · Volume 24 · Numero 4

Affinché d’ora innanzi non siamo più bambini, sballottati qua e là e portati in giro da ogni vento di dottrina, dall’inganno degli uomini e dall’astuzia con cui tendono insidie per ingannare; ma dicendo la verità nell’amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo: –Efesini 4:14-15.

Oggi si discute spesso di questi versetti, in particolare dell’ultimo. A volte mi chiedo se non abbiamo travisato le parole del nostro caro fratello Paolo.

Sappiamo tutti che Gesù non ha mai dovuto ritrattare un’affermazione, non ha mai parlato in modo errato o fuori luogo. Come lo sappiamo? Ebrei 4:15 e 9:28 dicono entrambi che Gesù era senza peccato, perciò possiamo affermarlo con sicurezza sia nei nostri cuori sia con le nostre parole.

Ora, quando consideriamo alcuni episodi in cui Gesù parlò a coloro che gli stavano intorno, potremmo dire che non sembrava molto amorevole! Guai a voi, scribi e farisei, ipocriti! perché divorate le case delle vedove e, per farvi vedere, fate lunghe preghiere; perciò riceverete una condanna maggiore. Guai a voi, scribi e farisei, ipocriti! perché percorrete il mare e la terra per fare un proselito e, quando lo è diventato, lo rendete figlio della geenna due volte più di voi –Matteo 23:14-15.

Chiamò ipocriti i farisei molte volte. Chiamò persino «Satana» uno dei suoi discepoli più devoti, Pietro. Questo episodio sembra essere stato piuttosto significativo, poiché è riportato da tre evangelisti in Matteo 16:23, Marco 8:33 e Luca 4:8.

Che cosa significa «dire la verità nell’amore»? Significa che parliamo sempre con un tono gradevole? Significa che non diciamo mai parole aspre o dure? Paolo dice a Tito di …parlare, esortare e riprendere con ogni autorità. Nessuno ti disprezzi –Tito 2:15. Nel libro dell’Apocalisse, Gesù dice… Tutti quelli che amo, li riprendo e li castigo… –Apocalisse 3:19. È quasi come se Gesù stesse dicendo che non si può riprendere qualcuno se prima non lo si ama.

Le Scritture riportano che l’apostolo Paolo ammonì la chiesa di Efeso a …non partecipare alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto riprenderle. Perché è vergognoso perfino parlare delle cose che costoro fanno di nascosto. Ma tutte le cose che vengono riprese sono manifestate dalla luce; infatti tutto ciò che manifesta è luce –Efesini 5:11-13. Siamo sinceri: è più facile parlare con amore e dolcezza che riprendere qualcuno a cui vogliamo bene. (O forse si tratta piuttosto di qualcuno che vogliamo che continui a volerci bene?) In qualche modo dovremo dimenticare o ignorare le oltre 70 volte in cui la Bibbia parla di riprendere, se vogliamo far parte di quel vangelo facile, fatto solo d’amore, così diffuso oggi!

Quand’è stata l’ultima volta che hai detto la verità nell’amore? Speriamo che la maggior parte risponda: oggi, o qualche minuto fa, e questo è un bene. Ma quand’è stata l’ultima volta che hai ripreso qualcuno per una condotta sviata? Forse è passato un po’ di tempo. Forse i compagni con cui hai comunione credono che intervenire nella vita di qualcun altro equivalga a giudicarlo. Dopotutto, potrebbe essere giustificato dire: «Abbiamo tutti una trave nel nostro occhio, no?!» Dio non voglia! Ravvediamoci e togliamo le travi dai nostri occhi, così da poter aiutare nostro fratello!

E nelle nostre chiese? Badate, fratelli, che non ci sia in nessuno di voi un cuore malvagio e incredulo, che vi allontani dal Dio vivente. Esortatevi invece a vicenda ogni giorno, finché si dice: «Oggi», affinché nessuno di voi si indurisca per l’inganno del peccato –Ebrei 3:12-13. Se ci diciamo soltanto parole «carine», tenderemo ad allontanarci. L’apostolo Paolo istruisce Timoteo… Quelli che peccano, riprendili in presenza di tutti, affinché anche gli altri abbiano timore –1 Timoteo 5:20. Ci troviamo a obbedire a queste Scritture? Oppure ci appoggiamo troppo agli altri e così giustifichiamo il fatto di non fare la nostra parte?

Potrebbe essere che abbiamo un problema? Potrebbe essere che non siamo capaci di obbedire a entrambi i comandamenti: «Riprendere» e «Parlare nell’amore»? Ovviamente no. Siamo tutti d’accordo che questi versetti non si contraddicono. Allora com’è possibile? Come possiamo riprendere con severità (Tito 1:13) e allo stesso tempo dire la verità nell’amore (Efesini 4:15)?

Credo che per prima cosa dobbiamo esaminare più attentamente il versetto in Efesini. Che cosa significa la parola nell’? Significa la stessa cosa della parola con? Credo di no. Possiamo dire la verità con amore senza dirla nell’amore. D’altra parte, se parliamo nell’amore, ci sarà sempre amore nel nostro cuore (l’amore di Dio, l’amore per il benessere eterno di un’anima), ma potrebbe non essere il tipo di amore che l’altra persona percepisce, se si basa sui sentimenti. Può darsi che tutta la confusione sia causata da questa piccola parola, nell’?

Consideriamo un esempio. Immagina di portare tuo figlio di 4 anni a tagliare degli alberi per fare legna da ardere. Tutto va bene, perché tu e tuo figlio sapete bene come funziona. Ma, quando hai quasi finito di segare il primo albero, ti accorgi all’improvviso che tuo figlio sta camminando verso il punto in cui l’albero sta per cadere. Che cosa fai? La vita di tuo figlio è in pericolo. Dovresti forse dirgli piano e con dolcezza di girarsi e venire da te? Forse dovresti riflettere un po’ su come parlargli senza offenderlo? È ovvio che ci sono molti modi diversi in cui potrebbero svolgersi i prossimi momenti cruciali. Certamente, il tono della tua voce rifletterebbe l’amore che provi per tuo figlio. Nessun padre resterebbe semplicemente indifferente in un momento simile. L’amore per suo figlio lo spingerebbe a gridargli con urgenza. Quanto a me, poiché amo molto mio figlio, gli urlerei o griderei. Fare ciò che serve. Correrei persino verso il pericolo per tirarlo in salvo. Poi probabilmente lo rimprovererei, dicendogli di stare più attento e di camminare con maggiore cautela.

Credo che parlare nell’amore possa a volte suonare piuttosto duro. Anzi, credo che, secondo l’insegnamento della Bibbia, possiamo riprendere con severità e autorità e farlo allo stesso tempo nell’amore. Il problema è nel cuore: quando non abbiamo amore nel cuore per i nostri fratelli, ci rendiamo inadatti a dire loro la verità.

Negli anni in cui abbiamo vissuto ad Haiti, ho constatato che una parola dura detta con amore arriva molto più lontano di una parola dolce senza amore. Spesso le persone sanno se le ami oppure no. Quando questo amore c’è, a volte è necessario riprendere, rimproverare ed esortare con ogni pazienza e dottrina. Se non ci è mai permesso correggere qualcuno o rivolgergli una parola di ammonimento, finiremo per avere un rapporto a senso unico.

Quando vediamo un problema nella vita di un fratello, l’amore che proviamo per lui ci spinge a condividere con lui la nostra preoccupazione. Questo è ciò che fa il vero amore. Se ci interessano di più l’amicizia e il quieto vivere, trascureremo questa pratica importantissima. Troppo spesso abbiamo paura di intervenire nella vita gli uni degli altri perché pensiamo che, se parliamo con sincerità a un amico, poi non ci apprezzerà più. Ma ricordate: se non abbiamo amore gli uni per gli altri, dovremmo semplicemente tacere. Se ci troviamo in questa situazione, dovremmo pregare che Dio operi nei nostri cuori perché cambiamo; dopotutto, Dio È amore.

Sto dicendo che dovremmo dimenticare il modo in cui parliamo? Assolutamente no. Spero che non sia questo il messaggio che sto trasmettendo. So che è facile sbagliare da entrambe le parti su questo tema, ma se lasciamo che i nostri cuori parlino con sincerità e con il discernimento dello Spirito Santo, i nostri rapporti miglioreranno e si rafforzeranno.

Verrà il tempo, infatti, in cui non sopporteranno più la sana dottrina; ma, per prurito di udire, si accumuleranno maestri secondo le proprie voglie –2 Timoteo 4:3. Mi sembra che la chiesa di oggi sia diventata troppo indulgente. Non siamo capaci di accettare una riprensione e perciò non pratichiamo più questa parte essenziale della vita cristiana. Di conseguenza, il nostro amore e la nostra stretta comunione vengono meno. Invece ci limitiamo a dirci parole gentili e dolci, senza mai spronarci a vicenda a crescere. Ci siamo offesi così facilmente da non riuscire più a sentire Dio che ci parla attraverso i nostri fratelli? Siamo diventati così sensibili che i nostri compagni d’opera non sono liberi di intervenire nella nostra vita? Dio, aprici gli occhi! Dio, aiutaci!

Il ferro si aguzza con il ferro; così l’uomo aguzza il volto del suo amico –Proverbi 27:17. Quando ci rendiamo più affilati a vicenda, non è detto che sia sempre piacevole. Spesso farà bruciare o farà proprio male. Ma ci fa molto bene e ne vale davvero la pena.

Immagina che la tua auto si sia guastata sul ciglio della strada e tu non sappia qual è il problema. Arriva un fratello che, volendo dimostrarti il suo amore, cerca qualcosa di «carino» da dire. Si complimenta per la bella vernice dell’auto e per quanto siano puliti i finestrini. Quando se ne va, che cosa ha fatto? Nient’altro che tirarti su il morale per un po’. Tu hai ancora un problema. Arriva un altro fratello e le cose vanno in tutt’altro modo. Dà un’occhiata all’auto e dice poco della vernice e dei finestrini. Esamina rapidamente il motore e dichiara che c’è un problema da risolvere. Ti dice che, se non lo ripari, non andrai da nessuna parte. Ti arrabbieresti con lui? Certo che no. Ti lamenteresti perché non si è nemmeno preoccupato di quanto fossero belle le gomme? Perché non ha detto niente della vernice o dei finestrini? Neanche per sogno.

Ma quando si tratta della fratellanza, vogliamo tutti sederci a parlare delle cose belle e lasciare al buio quelle troppo «delicate». Ci siamo messi tacitamente d’accordo per non correggerci a vicenda? Sembra quasi che, quando un fratello vuole riprendere o esortare un altro fratello, tanto valga prepararsi alla «guerra». Non dovrebbe essere così. Se ci amiamo gli uni gli altri, come Dio dice che dobbiamo fare altrimenti non possiamo amarlo, saremo disposti a parlare e ad ascoltare le preoccupazioni gli uni degli altri.

Consideriamo qualsiasi altro ambito della vita: un’aula scolastica, il posto di lavoro e persino le strade della nostra città. Senza correzione, ci sarà fallimento. Dobbiamo ascoltare chi ci sta intorno e desidera aiutarci. Troppo spesso preferiremmo essere lasciati a noi stessi e perdere un grande beneficio della vera fratellanza cristiana. Se vogliamo questa benedizione nella nostra vita, dovremo scegliere intenzionalmente di accogliere ogni critica costruttiva che ci venga rivolta, a prescindere da chi proviene o da quanto possa sembrare poco gentile. Un modo molto utile per riuscire ad accettare rimproveri «dolorosi» è ripeterci sempre che l’altra persona vuole «aiutarci», non «ferirci», anche se può sembrarci il contrario.

Ma dicendo la verità nell’amore… Forse in questo versetto l’accento è posto proprio sulla parola verità. Dire la verità non è sempre facile; ci vuole amore per un’altra persona per uscire dalla propria zona di comfort. Quando un gruppo di fratelli si ama davvero, parleranno gli uni nella vita degli altri: diranno la verità nell’amore.

Il modo in cui ci parliamo è certamente molto importante. Il potere della lingua non è cosa da poco. Ma se non siamo restii a dire la verità quando questo significa che qualcuno sarà scontento di noi, non siamo forse colpevoli? Credo che il timore degli uomini si sia insinuato e ci controlli più di quanto vorremmo ammettere.

Consideriamo alcuni esempi della Sacra Bibbia. Se Gesù avesse permesso al timore degli uomini di influenzare la sua vita, il suo ministero sarebbe stato molto diverso: sarebbe rimasto in silenzio per gran parte del tempo. Pensiamo ai discepoli: ciascuno di loro soffrì per la propria… Alla fine, non poterono fare a meno di parlare delle cose che avevano visto e udito. Giovanni Battista riprese Erode! E per questo perse la testa. Se leggete il Martirologio dei martiri, in molte storie i martiri avrebbero potuto restare in vita se solo avessero taciuto o detto parole gentili e accomodanti. Ma non potevano: dovevano dire la verità, qualunque fosse l’esito. Non amarono la loro vita, neppure di fronte alla morte. Non credo che sia stato il tono di voce usato da questi martiri a scatenare contro di loro l’ira degli uomini; piuttosto, fu ciò che dissero.

Siamo sinceri. A tutti piace quando le persone sono contente di noi. Lavoriamo sodo e viviamo rettamente per questo motivo. Ma è biblico? Credo che questo versetto, dire la verità nell’amore, voglia spingerci ad abbandonare la vita comoda e a cominciare a dire le cose difficili delle Scritture, quelle che faranno sì che il mondo ci odi; a dire le cose difficili che spingono un fratello o una sorella a riflettere sulla propria condotta e a ravvedersi.

Quando parliamo nell’amore, credo che abbiamo la porta aperta per dire le cose difficili. Sono tanto grato a coloro che mi hanno voluto abbastanza bene da dirmi le cose che avevo bisogno di sentire. Prego che Dio continui a mettere queste persone nella mia vita: persone disposte, se necessario, a sacrificare l’amicizia per mettermi in guardia dagli errori della mia condotta.

Oh, se Dio suscitasse uomini che hanno l’eternità davanti agli occhi e conoscono il valore di un’anima! Uomini che sanno sacrificare il desiderio di essere benvoluti per poter essere la luce del mondo. Credo che il primo passo da compiere per adempiere questo versetto sia ravvederci della nostra mancanza di vero amore biblico gli uni per gli altri. Solo allora potremo cominciare a… dire la verità nell’amore, [affinché possiamo] crescere in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo –Efesini 4:15.

Riferimento alla rivista

DIRE LA VERITÀ nell’amore. by Barry Grant Titanyen, Haiti. The Heartbeat of the Remnant, Inverno 2020 · Volume 24 · Numero 4. Pagine di origine 4–6.

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