Scesi con passo leggero le scale, gli occhi ancora impastati di sonno. Era mezzanotte e una luce soffusa filtrava dalla stanza dei miei genitori. Il mio nuovo fratellino piangeva, probabilmente era quello che mi aveva svegliata a quell’ora, e decisi di controllare come stessero mamma e il piccolo.
Mia madre lo stava prendendo in braccio, cullandolo sommessamente. Mi aspettavo che fosse stanca. Invece i suoi occhi brillavano di gioia mentre esclamava: “Oh, ha semplicemente fame!” Si sedette sulla sedia a dondolo e presto la casa ritornò al suo silenzio notturno.
La sua gioia nel alzarsi nel cuore della notte per nutrire il suo bambino fece una profonda impressione sulla mia mente diciottenne. Mi trasmise senza parole che quel bimbo era voluto e amato, e che trovava profondo diletto nel prendersi cura di lui. Questo era il suo nono bambino e avevo spesso visto questo atteggiamento in mia madre, ma quella volta lo sentii particolarmente speciale.
Mia madre era privata di una vita soddisfacente?
Nel corso della storia il ruolo della donna e la maternità sono stati valutati e rivalutati; rispettati e demonizzati a turno. Nei primi anni del Novecento le ragazze sognavano di diventare madri proprio come le loro madri e nonne prima di loro. Negli anni ’70, il ruolo classico e secolare delle donne fu messo sotto attacco. Come scrisse una donna: “Ero occupata ad allevare i miei quattro figli. Furono gli anni più felici della mia vita, e rimanemmo sbalorditi nell’apprendere improvvisamente che essere madre richiede solo un’istruzione di terza elementare e che una madre a tempo pieno è superflua. Madri applaudite dalla società furono improvvisamente bombardate da una nuova parola d’ordine—realizzazione personale.”1
Oggi, secondo alcuni rapporti online, circa il 27% dei neonati e dei bambini piccoli in America è inserito in qualche forma di cura a pagamento. Molte di queste madri dicono di essere più felici e in salute al lavoro che a casa con i loro figli. Forse sono più felici perché affrontare una sfida dà un senso di benessere, piuttosto che vivere “scontentamente” a casa. La volontà di Dio è che le donne di Dio trovino la loro gioia e realizzazione più profonda nella loro casa e con i loro figli.
Le donne anziane similmente, che siano nel comportamento come convene alla santità, non calunniatrici, non dedite ad molto vino, istruttrici di cose buone; Affinché possano insegnare alle giovani a essere sobri, ad amare i loro mariti, ad amare i loro figli, Ad essere discrete, caste, custodi della casa, buone, obbedienti ai propri mariti, affinché la parola di Dio non sia vituperata –Tito 2:3-5.
In passato, il termine “custode della casa” aveva una definizione più chiaramente compresa e definita. Oggi possiamo restare a casa e tuttavia essere consumate dal …girovagare da casa a casa… –1 Timoteo 5:13, sui nostri telefoni. In 2 Timoteo, Paolo continua … Or sappi questo: negli ultimi giorni verranno tempi difficili. Perché gli uomini saranno amanti di se stessi… –2 Timoteo 3:1-2. Quanto del mio messaggio e della mia comunicazione è consumato dall’amare me stessa? La tecnologia può essere uno strumento utile, ma può anche diventare un vizio e un’ossessione distraente. Può anche essere fonte di depressione e scoraggiamento se la mia casa, l’arredamento, le torte di compleanno o le vacanze vengono paragonati con tutti i perfetti successi degli altri. Scegliere di restare a casa nelle tue priorità e nei tuoi pensieri produce pace e contentezza.
Dio dice: Ecco, i figli sono un dono del SIGNORE: il frutto del grembo è una ricompensa –Salmo 127:3. I nostri figli sono il Suo dono e la Sua ricompensa! In un mondo rumoroso, pieno di altre distrazioni, non perdiamo di vista questo.
Vogliamo mantenere il ruolo materno rispettato e ben definito. Ma anche nella chiesa, il tempo e la tecnologia stanno cambiando le cose e una sottile influenza si è insinuata. Redditizie attività online catturano la nostra attenzione, generando un sotterraneo malcontento. “Tempo per me” e “cura di sé” sono diventate parole d’ordine e siamo affascinate dalle nuove mode culturali come le caffetterie e i centri commerciali, ognuna delle quali può sottrarre attenzione ed energie ai nostri figli. Per alcuni, è più facile concentrarsi sull’ultimo arredo o su uno stile di vita agiato piuttosto che su una famiglia numerosa.
Mentre alcuni possono discutere su quanti figli siano troppi o troppo pochi, ricordiamo che Dio ci ha dato alcuni principi chiari su questa questione. Ecco, i figli sono un dono del SIGNORE: il frutto del grembo è una ricompensa. Come frecce nella mano di un valente così sono i figli della giovinezza. Beato l’uomo che ne ha la faretra piena: non sarà confuso, ma parlerà con i nemici alla porta –Salmo 127:3-5. I passi delle Scritture che parlano dei figli ci mostrano che il punto di vista di Dio riguardo ai figli è molto diverso dalla visione dominante che molti hanno oggi nel nostro mondo.
Una domanda ancora più sottile che vedo le giovani donne affrontare è questa: “È più spirituale essere coinvolte nel ministero piuttosto che portare più figli al mondo?” Mi sono confrontata con questa domanda da giovane madre. Tutto il mio lavoro in casa lo facevo con un subconscio “Farò presto e poi avrò tempo per cose più importanti.” Ma quando guardo l’esempio di madri più anziane e piene di Dio, vedo che la loro casa e i loro figli erano il loro lavoro importante—la loro priorità.
La mia chiamata come madre non è una chiamata di serie B. Una casa pacifica è un’oasi per le persone ferite e poche cose sono così rinvigorenti e belle come i bambini che sono amati e “istruiti” nelle vie di Dio. Una famiglia ordinata e felice è una testimonianza potente per le nostre comunità, ed è un modo in cui la verità si propaga. Non è una scelta tra famiglia o ministero, ma piuttosto la famiglia è ministero e insieme possiamo servire gli altri. No, non è un ministero al quale tutti sono chiamati; alcuni sono chiamati alla singletudine, mentre altri attraversano la difficoltà dell’infertilità. In ognuna di queste situazioni siamo chiamate a una vita altruistica di servizio a Dio e agli altri.
Elisabeth Elliot disse: “Il processo di plasmare il bambino plasma anche la madre stessa. La riverenza per il suo sacro carico la chiama a tutto ciò che è puro e buono, affinché possa insegnare principalmente con il proprio umile esempio quotidiano.”2 La riverenza—prima verso Dio e poi verso la nostra sacra vocazione—permette alle nostre anime di essere purificate mentre viviamo in obbedienza a questa chiamata.
In questi anni affaccendati è facile sentirsi sopraffatte e scoraggiate per le responsabilità quotidiane, ma Dio vede il quadro generale di ciò che viene compiuto. È infinitamente più glorioso dei pavimenti disordinati e degli stomaci vuoti che intravedo. Egli vede le anime che nascono e vengono allevate, ognuna come possibile soldato del Suo regno. Egli vede ciò che sta facendo nei nostri cuori mentre impariamo a donare disinteressatamente alle nostre famiglie. È attivamente coinvolto, anche quando tutto ciò che vedo è la sfida del giorno.
Prima o poi gli anni della maternità e dell’allevare i figli finiscono. I figli crescono e lasciano la casa. E poi? In Tito 2, le donne anziane e pie sono descritte come …istruttrici di cose buone –Tito 2:3. A loro è dato il comando: Affinché possano insegnare alle giovani a essere sobri, ad amare i loro mariti, ad amare i loro figli, ad essere discrete, caste, custodi della casa, buone, obbedienti ai propri mariti, affinché la parola di Dio non sia vituperata –Tito 2:4-5.
La donna impari in silenzio con ogni soggezione. Non permetto alla donna di insegnare, né di usurpare autorità sull’uomo, ma di stare in silenzio. Perché Adamo fu formato per primo, poi Eva –1 Timoteo 2:11-13. Come Paolo ci istruisce, crediamo che le donne debbano essere silenziose nella chiesa, ma questo non significa che le donne debbano tacere in tutte le situazioni, luoghi e relazioni. Dio ha un importante ministero per le donne anziane che hanno appreso preziose lezioni di vita e hanno la capacità di incoraggiare e discepolare la generazione più giovane. Le donne più giovani hanno anche un importante ministero …di essere sobrie, di amare i loro mariti, di amare i loro figli, di essere discrete, caste, custodi della casa, buone, obbedienti ai propri mariti, affinché la parola di Dio non sia vituperata –Tito 2:4-5.
Dio non ha bisogno di donne perfette per insegnare alle più giovani, vuole piuttosto chi è onesta, umile e disponibile. Spesso il miglior consiglio nasce dall’esperienza. Se hai commesso errori nel tuo matrimonio, se hai passato l’infertilità o il lutto e ne sei uscita come persona migliore, sei tanto più qualificata a discepolare una donna giovane. L’esperienza porta compassione per il dolore altrui e ti dota per comprendere e articolare il cammino da seguire per una giovane in difficoltà.
Sento il grido delle giovani donne che desiderano avere una sorella maggiore che cammini al loro fianco, ma vedo anche donne anziane che si ritraggono dal compito. Possiamo cambiare questo? Forse non è mai stata tua abitudine aprirti al cuore degli altri. Forse lotti con la paura quando pensi alla vulnerabilità. Forse senti di non avere il tempo necessario per includere altri nella tua vita. Questi ostacoli sono comuni a tutte noi, ma possiamo, per grazia di Dio, oltrepassare queste paure e adempiere la volontà di Dio per noi come donne.
- Fatti avanti e chiedi. Non aspettare sempre che qualcuna venga da te. Scegli una donna più giovane da frequentare e conosci i pensieri più intimi e le domande del suo cuore. Se non hai mai imparato ad essere vulnerabile nelle tue relazioni, chiedi a Dio di insegnartelo. E Lui lo farà.
- Comincia con piccoli gesti di incoraggiamento e affetto. Questi cresceranno in relazioni e opportunità di influenza.
- Sii disposta a sacrificare il tuo tempo. Il ministero è uno stile di vita che si prende cura più degli altri che di noi stesse. Dio ha bisogno che siamo disposte a usare la nostra voce. È il Suo modo per riprodurre i nostri valori spirituali e benedire la prossima generazione.
Insegnare agli altri le cose di Dio fortifica tutti i coinvolti—l’insegnante e il discepolo. La verità, esaminata e insegnata, si radica nel cuore. Non credere alla menzogna che non abbiamo bisogno di vulnerabilità spirituale reciproca. Ne abbiamo bisogno poiché è vitale per la nostra crescita continua e maturità. È anche vitale per la salute della chiesa e per la prossima generazione.
Giovane madre indaffarata o donna anziana, qualunque sia la fase della vita in cui ti trovi, Dio ti ha dato gli strumenti attraverso il Suo Spirito per essere un’influenza di bene nelle vite di coloro che ti circondano.
E non ci stanchiamo di fare il bene; perché a suo tempo mieteremo, se non ci stanchiamo –Galati 6:9.
Note finali:
- Marionstar.com/story/opinion/2015/05/09/role-mothers-changed-years/270511951
- Bookroo.com 22 of the best book quotes from Elisabeth Elliot


