Un giorno potresti passeggiare lungo una spiaggia. Ti volti a guardare le tue impronte sparire con la successiva ondata di acqua spumeggiante. Ti piace ascoltare il rasserenante fruscio delle onde che si infrangono. Contempli l’elegante curva della costa e l’oceano scintillante che si estende fino all’orizzonte. La vita è bella.
All’improvviso arriva un’enorme onda e ti solleva da terra. Ti dibatti e agiti braccia e gambe per ritrovare l’equilibrio. Oppure l’onda può trascinarti ancora più lontano e scaraventarti contro una parete rocciosa, lasciandoti stordito e senza fiato per il dolore.
Quest’onda potrebbe chiamarsi dolore, come nella seguente strofa della canzone di Mary A. Baker.
Maestro, con l’animo angosciato
mi inchino oggi nel mio dolore;
le profondità del mio cuore afflitto sono turbate;
Oh, destati e salvami, ti prego!
Torrenti di peccato e angoscia
travolgono la mia anima che affonda!
E perisco! Perisco, caro Maestro;
Oh, affrettati e prendi il controllo.
Nell’ultimo anno molti di noi hanno perso persone care. Forse era un’amica d’infanzia, qualcuno della nostra famiglia della chiesa o persino della nostra famiglia più stretta. A seconda di quanto eravamo legati, abbiamo sentito gocce, schizzi o persino ondate di marea di dolore.
Il nostro dolore nasce dal rapporto che condividevamo. Abbiamo investito gli uni nella vita degli altri, in una certa misura. Abbiamo amato, ma ora quell’amore non ha più dove andare. Potremmo dire che il dolore è il prezzo dell’amore.
Ecco come una vedova ha descritto il dolore: «Alla morte improvvisa e prematura di mio marito, ho provato uno shock travolgente, incredulità e persino panico, mentre affrontavo un futuro incerto senza di lui, all’età di 51 anni. Ripensandoci, mi rendo conto di quanto Dio sia misericordioso nel permetterci di trovarci in uno stato di torpore e shock in momenti simili, lasciando che la realtà si faccia strada più lentamente».
Come ha affrontato la situazione? Racconta: «Mi riempie anche di stupore il modo in cui Egli provvede la grazia e la forza per attraversare le prove della vita che non avremmo mai pensato di dover affrontare. Cammina con noi mentre attraversiamo la valle del dolore, così non camminiamo mai da soli. Il percorso del dolore non è uguale per tutti. Non finisce nel giro di pochi mesi. Nel mio caso, piangevo ancora un anno dopo. Ci è voluto molto tempo perché il dolore si attenuasse e la vita tornasse ad avere significato. Ma, lode a Dio, quel momento arriva! È meglio non guardare troppo lontano nel futuro. Camminiamo un giorno alla volta con Gesù, sapendo che il meglio deve ancora venire».
Ecco altre esperienze di chi ci è passato:
- «Sto ancora imparando che quando diciamo: “Va tutto bene, Signore”, dobbiamo lasciare tutto lì, ai piedi di Gesù».
- «Chi è in lutto si sente molto solo, ma c’è anche una solitudine che deriva dal non avere un posto a cui appartenere. Puoi trovarti in una stanza piena di persone e sentirti comunque completamente sola, perché hai perso il tuo senso di appartenenza, oppure è cambiato il tuo modo di sentirti parte di qualcosa».
- «La presenza di una persona in lutto può essere dolorosa per gli altri. Ricorda loro che possono accadere cose “brutte”. Perciò, a volte non viene invitata, e questo fa male. Una persona in lutto desidera essere invitata, ma a volte, quando viene inclusa, sente di nuovo di non appartenere e pensa che avrebbe dovuto restare a casa. Spesso, per lei può essere difficile sostenere conversazioni informali quando il suo mondo è stato scosso violentemente. Ha il cuore pesante, mentre gli altri sono spensierati, e questo la fa sentire ancora più sconsolata. È comprensibile che molti non sappiano cosa fare quando vedono qualcuno in lutto, quindi finiscono per non fare nulla e se ne vanno. Dopo una perdita si perdono molte amicizie, e questo è ancora più doloroso».
- «Dio era così vicino. Era sempre lì. “Sotto ci sono le braccia eterne”, e io le sentivo».
Dio può servirsi della tristezza e del dolore per insegnarci ciò che forse non impareremmo nei momenti più felici. Impariamo a dipendere da Lui. Riflettiamo sulla serietà della vita. Impariamo ad abbracciare i valori eterni e ad attendere il cielo. Siamo spinti a custodire le persone care che abbiamo ancora, quando sentiamo parole come queste: «Ripensandoci, avrei voluto non dare per scontato il tempo trascorso insieme. Avrei voluto riconoscere i tratti della sua personalità come punti di forza, anziché come cose che mi irritavano».
Chi perde una persona cara spesso si ritrova per un certo periodo sotto i riflettori. Molti vogliono sapere come sta reagendo, soprattutto quando la morte avviene in circostanze insolite. Pensiamo all’esperienza di Elizabeth Elliot e delle altre quattro donne rimaste vedove nel 1956 per mano di assassini nella giungla dell’Ecuador. Oppure pensiamo a Marie Troyer, il cui marito John fu ucciso dai guerriglieri in Guatemala nel 1981, o alle madri delle bambine uccise a Nickel Mines, in Pennsylvania, nel 2006.
Queste donne si sono ritrovate sotto i riflettori di un’attenzione quasi mondiale. La loro più grande opportunità di manifestare la grazia di Dio che le sosteneva probabilmente arrivò proprio quando meno la desideravano. Ma le loro reazioni di perdono, altruismo e fiducia in Dio stupirono il mondo, almeno considerando la quantità di attenzione dei media. Davvero, Una città posta sopra un monte non può restare nascosta –Matteo 5:14.
Anche se noi e le persone che conosciamo difficilmente dovremo affrontare un’esposizione di tale portata, anche noi abbiamo una piattaforma unica da cui manifestare la grazia di Dio. Forse non avremo mai un’occasione migliore per toccare i cuori induriti o di chi è in ricerca di Dio che nel nostro momento di dolore.
Quando sentiamo che alcune persone sono state davvero attirate a Dio dalla morte della persona che amavamo, questo può essere fonte di conforto e dare significato. Questa morte non è stata una tragedia insensata; era destinata a portare gloria a Dio. In altre parole, Dio non spreca i nostri dolori.
Ci ricorda le parole di Gesù su Lazzaro: …Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio sia glorificato –Giovanni 11:4. Gesù è il nostro esempio perfetto di come stare accanto a chi soffre. Andò da Maria e Marta e le ascoltò. Pianse con loro, pur sapendo che poteva e poi riuscì davvero a trasformare tutta la situazione risuscitando Lazzaro.
Come possiamo aiutare?
Qual è il nostro ruolo nell’aiutare una sorella in lutto a glorificare Dio nel mezzo della sua situazione? Consideriamo i pensieri condivisi dalle seguenti vedove:
- «Mi ha aiutata una cara sorella che si è seduta accanto a me e mi ha detto che ci teneva. E nel suo silenzio sentivo che il suo affetto era sincero».
- «Il dolore è sorprendente e inaspettato. Può capitare che una persona stia passando una bella giornata quando sente una canzone, avverte un certo profumo o vede un capo d’abbigliamento familiare, che le richiama un ricordo seguito da un fiume di lacrime. Se succede mentre sei con lei, va bene. Le lacrime vanno bene. Le lacrime guariscono. Resta presente e aiutala ad affrontare quel momento. Avvicinati; soffri con lei. È meglio sbagliare facendo qualcosa che non fare nulla. Forse non capirai. Va bene così. Non devi aver vissuto una perdita per dimostrare che ti importa».
- «Il dolore è estenuante e debilitante sul piano mentale. Perciò non limitarti a chiedere cosa puoi fare: cerca di capire di cosa potrebbe aver bisogno e prova a provvedere. Per esempio: “Vorrei passare martedì sera a ripararti il rubinetto” oppure “Vorremmo venire a portarti un pasto, se te la senti”».
- «Una cosa che per me ha significato molto è stata quando le persone condividevano bei ricordi della persona che amavamo, o le qualità che apprezzavano in lui. Ancora oggi, quasi diciannove anni dopo, mi scalda il cuore quando lo fanno».
- «Sono stati tutti quei biglietti che arrivavano ogni giorno per i primi due mesi dopo la morte di mio marito. Non vedevo l’ora di riceverli ogni giorno, e il primo giorno senza un biglietto è stato difficile».
- «Mi ha aiutata davvero quando qualcuno mi ha detto di concentrarmi sulle benedizioni ricevute, che pregavano per me e che ci tenevano. Oppure mi invitavano ad andare con loro, anche se così il numero dei partecipanti risultava sbilanciato. Un’altra cosa che mi ha fatto piacere è stata quando passavano per una pausa caffè o mi mandavano un messaggio».
- «Le vedove hanno bisogno di incoraggiamento nel giorno del loro anniversario e nella ricorrenza della morte del marito. Significa molto quando qualcuno se ne ricorda “davvero”! Una cena per vedove è una bella iniziativa. È bello anche avere una sorella segreta. Mi ha aiutata quando qualcuno mi ha ascoltata ed era lì per aiutarmi con il lavoro e i bambini piccoli. Soprattutto, sapevo che le persone pregavano per noi».
Che cosa diciamo?
Potremmo non sapere cosa dire a un’amica in lutto. In fondo, non vogliamo essere come la moglie di Giobbe o i suoi amici, le cui parole non fecero che accrescere la sofferenza di Giobbe. Ecco alcune prospettive:
- «Non devono dirci che ora siamo sole. Lo sappiamo già».
- «Il dolore può davvero scuotere la fede di una persona in Dio, paralizzandola momentaneamente, soprattutto se prima non ha vissuto molti traumi. Per quanto desideri confidare in Dio e accettare questa nuova realtà nella sua vita, a volte ci vuole tempo solo per superare lo shock e riuscire a parlare di nuovo con Dio. Va bene così. Molto probabilmente troverà guarigione e la sua fede si approfondirà, ma lasciatele spazio per lottare, dibattersi e soffrire profondamente. Ascoltate e cercate di non “aggiustare” la sua fede con frasi come “Tutte le cose cooperano al bene…” oppure “Almeno tu…”».
- «Chiedere a una persona in lutto come sta potrebbe metterla in una situazione difficile. Chiederlo davanti a un gruppo di persone potrebbe non essere il momento migliore. Forse è meglio non chiedere, a meno che tu non voglia davvero saperlo e non sia disposta a prenderti il tempo necessario per ascoltare».
- «Nei primi mesi difficili è dura ragionare lucidamente. Non ho apprezzato che nei primi mesi mi chiedessero cosa avrei fatto per guadagnarmi da vivere. Prima avevo bisogno di elaborare il mio dolore. Stavo anche cercando di aiutare le mie giovani figlie, devastate dalla perdita del loro amato papà. Quella decisione poteva aspettare».
I seguenti estratti rivelano altre difficoltà legate al dolore:
- «Ognuno vive il lutto a modo suo; non esiste un modo giusto o sbagliato. E non se ne va mai, anche se la vita di tutti i miei amici prosegue normalmente, ed è molto doloroso assistervi. Le festività sono molto difficili. Partecipare ai matrimoni è quasi impossibile. Questo è un mondo di coppie, e solo per la grazia di Dio è possibile farne parte. In realtà, le settimane che precedono le ricorrenze annuali sono più difficili dei giorni stessi».
- «Una cosa che ho capito molto presto è che viviamo in un mondo molto orientato alle coppie. Quando si perde il coniuge, ci si ritrova a cercare di capire quale sia il proprio posto. Apprezzo molto, quando mi trovo in un gruppo che comprende vedove e persone non sposate, chi cerca di farmi sentire inclusa e non quella diversa da tutti».
- «Non si può porre un limite di tempo al dolore. È diverso per ognuno. Non si “supera” nel senso che non faccia più male. Se lo si attraversa nel modo giusto, la ferita non è più così aperta e diventa una cicatrice. È come abituarsi a vivere senza un braccio o una gamba. Ci si adatta alla loro assenza, ma non si smette mai di sentirne la mancanza».
- «La morte in famiglia o la perdita del coniuge sono più difficili di quanto si possa immaginare finché non ci si passa. Avrei voluto che avessimo ricevuto più sostegno dalla chiesa. I nostri ragazzi hanno bisogno di una figura paterna da seguire, qualcuno che insegni loro ciò che farebbe un padre».
- «I nostri figli fanno errori come gli altri bambini; hanno bisogno di incoraggiamento, non di critiche. Potrebbero anche aver bisogno di una mano con il lavoro. Avrei voluto non dover lasciare così spesso da solo il mio figlio più piccolo quando andavo al lavoro. Più di una volta mi sono ritrovata a sudare freddo chiedendomi da dove sarebbero arrivati i soldi per pagare le bollette, ma ringrazio il Signore perché non sono mai mancati».
Come possiamo ricordarci di sostenere chi è in lutto anche dopo i primi giorni e le prime settimane? Potremmo segnare sul calendario i compleanni, gli anniversari e la data della morte della persona cara. Poi potremmo stabilire un giorno preciso della settimana in cui fare qualcosa per loro. Se facciamo un piano, è più probabile che mettiamo in pratica le nostre buone intenzioni.
Infine, dovremmo ricordarci anche delle «vedove che non lo sono». A volte tra noi ci sono persone la cui vita è devastata da un dolore peggiore di quello causato da una morte vera e propria. Forse nel loro cammino di vita ci sono stati un tradimento, un abbandono, una carcerazione o un suicidio. Potrebbero quasi invidiare la ferita pulita della vedova «normale». Oppure potrebbero lottare con il senso di colpa oltre che con il dolore.
Queste situazioni spesso si trovano ben al di fuori della nostra zona di comfort. Non ci sono risposte facili su come affrontarle. Ma non restiamo distanti da una sorella del genere, se ne abbiamo l’opportunità. Se glielo chiediamo, Dio ci aiuterà a trovare un modo per dimostrarle che ci importa.
Mentre noi e le persone che amiamo continuiamo a camminare con Dio, possa la scena che rappresentiamo essere quella dell’ultima strofa della canzone menzionata prima:
«Maestro, il terrore è finito, gli elementi riposano dolcemente;
il sole della terra si specchia nel lago tranquillo,
e il cielo è dentro il mio petto.
Resta, o benedetto Redentore,
non lasciarmi più sola;
e con gioia raggiungerò il porto beato,
e riposerò sulla riva felice».
Concludiamo con una citazione di una vedova:
«Camminate con loro finché non riescono a uscire dalla caverna e a sentire di nuovo il calore del sole. A volte può volerci molto impegno e può essere necessario sporcarsi le mani, ma per loro sarete Gesù “in carne e ossa”. Non siete responsabili della loro guarigione: solo Gesù può farlo. Ma potete condurli a Lui.
Ricordate gli amici che portarono da Gesù il paralitico, calandolo dal tetto. Ed ecco, gli portarono un paralitico disteso su un letto; e Gesù, veduta la loro fede, disse al paralitico: Figliuolo, sta’ di buon animo; i tuoi peccati ti sono perdonati… E Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: Perché pensate cose malvagie nei vostri cuori? Infatti, che cosa è più facile: dire: I tuoi peccati ti sono perdonati, oppure dire: Alzati e cammina? Ma affinché sappiate che il Figlio dell’uomo ha sulla terra il potere di perdonare i peccati — disse allora al paralitico: Alzati, prendi il tuo letto e vattene a casa tua. Ed egli si alzò e se ne andò a casa sua. E le folle, veduto ciò, si meravigliarono e glorificarono Dio, che aveva dato un tale potere agli uomini –Matteo 9:2-8.
Che quadro meraviglioso! Allo stesso modo, potete portare a Gesù l’amica “paralizzata” dal dolore. Guardatela guarire, farsi carico del suo peso di dolore e poi proseguire verso la sua dimora celeste. Quando vediamo Dio operare nel suo cuore, possiamo lodare tutti insieme Dio!»
~In questo articolo, le sezioni tra virgolette sono state condivise con l’autrice da diverse vedove anonime.


