REMNANT Rivista

Storie di vita domestica

Un omaggio al «fratello Mose»

Numero originaleThe Heartbeat of the Remnant · Inverno 2020 · Volume 24 · Numero 4
Una colomba bianca vola contro il cielo azzurro

Mose S. Stoltzfus è entrato nel suo riposo eterno il 6 dicembre 2020, dopo una breve battaglia contro il Covid-19. La sua vita ha testimoniato una corsa ben compiuta, lasciando fino alla fine un’eredità di fedeltà devota a Dio che altri possono seguire. Il fratello Mose, come spesso lo chiamavano i suoi fratelli di chiesa, mancherà molto. Familiari, amici, colleghi d’affari e fratelli di chiesa ricordano con gratitudine quanto la sua vita sia stata una benedizione per loro. Più di tutti, mancherà alla sua amata moglie, Rhoda.

Mose crebbe in una casa in cui gli fu insegnato il «timore del Signore» e nacque di nuovo nel Regno di Dio all’età di 15 anni. Fu l’inizio del suo amore per Dio e per la Sua Parola, le Sacre Scritture. Fu un amore che coltivò per il resto della vita e che col tempo gli permise di essere potente in parola e in opere.

Ho avuto il privilegio di conoscere il fratello Mose per quasi 30 anni. La maggior parte della comunione che abbiamo condiviso era legata all’opera della Chiesa e del Regno di Dio. Ciò che desidero condividere qui sul fratello Mose riguarda soprattutto il suo ministero nel Vangelo.

Uno dei doni più evidenti che il Signore diede al fratello Mose fu quello della predicazione. Era un dono che esercitava con zelo, non per costrizione, ma volentieri. Che si trattasse di poche persone riunite in un soggiorno o di centinaia riunite in una sala comunitaria, amava predicare il Vangelo di Gesù Cristo. Spesso predicava a uomini e donne con l’animo turbato, in cerca di un Salvatore. Predicava a piccole assemblee di credenti, dove stavano nascendo nuove chiese, aiutandole a essere salde nella fede. Predicava in grandi chiese e a incontri di comunione tra santi, incoraggiandoli ed esortandoli a seguire Cristo.

Chi era vicino al fratello Mose durante gli anni del suo ministero sa che amava cantare. Incoraggiava i credenti ad aprire la bocca e lodare il Signore con il canto, sia individualmente sia nell’assemblea della chiesa. Tra il 2010 e il 2015 portò con sé un piccolo coro in diversi viaggi in Canada, cantando e predicando durante le visite alle varie chiese. In quegli anni fece anche almeno due viaggi in Germania. Il coro di giovani che viaggiava con lui cantava, poi lui predicava in tedesco. Nel corso di ciascun viaggio di tre settimane visitavano circa una dozzina di chiese. In uno dei viaggi fecero anche tappa in una città per testimoniare per strada e distribuire opuscoli. Anche in quell’occasione, il fratello Mose predicò in tedesco a quanti udivano la sua voce.

Quando penso allo spirito e allo zelo del fratello Mose, mi sembrano molto appropriate le parole dell’apostolo Paolo ai Romani: Sono debitore ai Greci e ai barbari, ai sapienti e agli insensati. Perciò, per quanto dipende da me, sono pronto ad annunciare il Vangelo anche a voi che siete a Roma –Romani 1:14-15. Il fratello Mose si considerava debitore di far conoscere Cristo a molti ed era pronto a predicare ovunque si aprisse una porta. La sua «Roma» si estendeva per tutta l’America, il Canada e oltre. Non si vergognava del Vangelo di Cristo: lo proclamava con coraggio come potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco –Romani 1:16.

Per quasi due decenni, dalla fine degli anni ’80 in poi, il fratello Mose collaborò spesso con Denny Kenaston; insieme viaggiavano verso comunità che li avevano invitati a predicare. Spesso si trattava di un incontro nel fine settimana: iniziava il venerdì sera, proseguiva per tutto il sabato e continuava la domenica mattina e pomeriggio. A volte durava un’intera settimana o più, con messaggi serali. Uno predicava una sera e l’altro la sera seguente, per tutta la settimana. Con grande unzione da parte del Santo, predicavano il Vangelo. Sono numerose le testimonianze di nuove conversioni, di ravvedimento dal peccato, di risveglio e di anime che si erano allontanate e tornavano al Salvatore.

Il fratello Mose cercava i perduti di ogni provenienza e in ogni luogo in cui fossero disposti ad ascoltare. Predicava persino per le strade delle città a chi non andava mai in chiesa. Alle sue riunioni partecipavano persone appartenenti a molte denominazioni evangeliche e protestanti. Ma il suo cuore era rivolto soprattutto ai vari gruppi anabattisti conservatori, poiché quello era il suo stesso ambiente. Gli stavano particolarmente a cuore coloro che si erano allontanati dalla fede o avevano deviato dalla via della Verità. Che fossero mennoniti, amish o hutteriti, riusciva a entrare in sintonia con il loro ambiente e conosceva bene la storia di ciascun gruppo. Sapeva predicare con forza per smascherare il peccato e l’errore, mettendo in guardia dal giudizio futuro. Predicava la croce di Cristo come speranza di salvezza per tutti coloro che avrebbero creduto.

Un altro dono del fratello Mose era la capacità di parlare con le persone a tu per tu. Poteva trattarsi di una persona di mezza età in un letto d’ospedale, di un giovane in un soggiorno o di un giovane adulto che aveva risposto all’opera dello Spirito Santo dopo un servizio di predicazione. Sapeva chiedere con delicatezza quali fossero i bisogni della loro vita, per poi spiegare con chiarezza che cosa fosse necessario fare per essere riconciliati con Dio.

Durante tutto il suo ministero, il fratello Mose si impegnò molto a edificare chiese su fondamenta salde. Fu direttamente coinvolto nella fondazione di diverse nuove chiese, oltre a consigliare e aiutare gruppi già costituiti. Ordinò uomini al ministero in molte chiese, spesso con l’aiuto di anziani della sua stessa comunione o di una chiesa sorella. Per lui erano importanti questioni come la fratellanza, l’unità e una guida adeguata.

In questa generazione, il fratello Mose fu spesso la sentinella sulle mura a guardia della chiesa. Metteva frequentemente in guardia contro le false dottrine che minacciavano di insinuarsi nelle chiese. Era all’erta contro falsi insegnanti, falsi profeti e persino falsi fratelli. Di fronte a questi pericoli per la chiesa, dedicava grande attenzione all’insegnamento della sana dottrina. La Parola di Dio veniva innalzata come fondamento sicuro e saldo per giudicare ciò che è vero e ciò che è falso.

Il fratello Mose era un vero leader. Guidava con l’azione diretta e con l’esempio. Una cosa che sembrava renderlo inquieto era osservare una situazione in cui mancava una guida, perché non c’era un uomo disposto a mettersi nella breccia. Era pronto a farsi avanti e servire quando se ne presentava la necessità. Ma, anche da leader forte, si circondava di uomini disposti a faticare insieme a lui. Per tutti gli anni del suo ministero, operò come membro del corpo. Molti dei suoi eventi di predicazione in giro per il Paese si svolgevano insieme ad altri ministri che predicavano al suo fianco. Quando affrontava problemi di chiesa, si rivolgeva spesso al consiglio di altri ministri. Negli ultimi anni, partecipò attivamente agli incontri annuali dei ministri che si tenevano in Indiana, mentre il gruppo «Agape Christian Fellowship» veniva formato e consolidato. A volte esprimeva con le lacrime la gioia per la comunione e il consiglio dei fratelli che faticavano insieme a lui per il bene delle varie chiese rappresentate. Mostrava anche umiltà d’animo nel ripensare agli anni passati e a quelle cose che avrebbero dovuto essere fatte diversamente, fossero errori o omissioni, e nel riconoscerle come tali. La sua passione era vedere la chiesa perseverare nella fedeltà fino alla fine.

E ora il fratello Mose è entrato nel suo riposo eterno. A noi che lo abbiamo conosciuto e abbiamo faticato al suo fianco resta la responsabilità di portare avanti l’opera del Regno finché Cristo tornerà per la Sua Chiesa. Possa trovarci in pace davanti a Lui, senza macchia e irreprensibili.

  • Una colomba bianca vola contro il cielo azzurro · unsplash.com

Riferimento alla rivista

Un omaggio al «fratello Mose». by Larry Zook Kalona, IA. The Heartbeat of the Remnant, Inverno 2020 · Volume 24 · Numero 4. Pagine di origine 16–17.

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