Ho sentito molti cristiani dire di non essere soddisfatti del loro rapporto con Dio. Si chiedono perché Dio non parli loro come parlava alle persone nella Bibbia, o persino nella chiesa primitiva. Ci ho pensato spesso e, a volte, mi sono sentito allo stesso modo. Sono giunto a rendermi conto che Dio parla ancora oggi ai suoi figli, proprio come ha sempre fatto. Il problema è che non sempre ascoltiamo.
Tuttavia vi dico la verità: è meglio per voi che io me ne vada; perché se non me ne vado, il Consolatore non verrà a voi; ma se me ne vado, ve lo manderò. E quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio: –Gv 16:7-8.
Ci sento benissimo. Tuttavia, ho dovuto chiedermi se ascolto soltanto le cose e le persone che desidero e, senza rendermene conto, escludo ciò che non voglio sentire.
Oggi il dio di questo mondo ha riempito la vita delle persone di distrazioni e, sebbene non siano tutte cattive, lui (Satana) vuole che la nostra attenzione e il nostro interesse siano rivolti ad altre cose; così, quando Dio ci parla, non sentiamo. Dunque, cosa succede quando smettiamo di ascoltare Dio? Lui smette di parlare e, alla fine, ci allontaniamo dalla verità. Dio ha dato a tutti una coscienza. È una cosa meravigliosa che ci mantiene sulla via diritta e stretta. Ma la parola di Dio dice che, se continuiamo a ignorare l’impulso dello Spirito, la nostra coscienza smetterà di funzionare correttamente. Or lo Spirito dice espressamente che negli ultimi tempi alcuni apostateranno dalla fede, dando retta a spiriti seduttori e a dottrine di demòni; diranno menzogne nell’ipocrisia; avranno la coscienza cauterizzata con un ferro rovente; –1 Tm 4:1-2. In altre parole, facciamo il male, ma poiché la nostra coscienza non funziona più, non proviamo nulla. Cominciamo a giustificare le nostre azioni; abbiamo sempre ragione.
Ricordo che anni fa, mentre andavo al lavoro in auto, notai una macchina della polizia che veniva nella mia direzione. Mi resi conto allora che non avevo la cintura di sicurezza allacciata, così me la misi di nascosto, sperando che non se ne fosse accorto. Con mia grande delusione, fece inversione e mi fermò. Mi pose una domanda molto diretta: «Signore, si è appena allacciato la cintura quando mi ha visto?»
Sorrisi e gli dissi, scusandomi, che era vero. Tornò alla sua auto e, diversi minuti dopo, rientrò. Mi disse che vede molte persone fare la stessa cosa: lo vedono e si allacciano in fretta la cintura, ma nessuno ha mai ammesso di averlo fatto. Tutti sostengono che la cintura fosse già allacciata. Mi fece una semplice ammonizione e mi ringraziò per essere stato sincero.
È triste che oggi così tante persone non ascoltino più la propria coscienza, che dice loro di fare ciò che è giusto. Invece, anche quando sanno di avere torto, discutono, cercando di negare o giustificare il proprio errore. Ce lo aspettiamo dal mondo, ma è una pratica che vediamo sempre più spesso nella chiesa di oggi? Ho persino sentito molti usare la Bibbia per cercare di giustificare il proprio comportamento sbagliato. Abbiamo smesso di ascoltare Dio? Abbiamo viziato il nostro «io» al punto da non riuscire più ad ammettere quando sbagliamo? Preferiremmo sembrare «nel giusto» e avere la coscienza sporca? Oppure umiliarci, ammettere il nostro fallimento e gioire con la coscienza pulita? Amici, diamo valore a una coscienza pulita? Possiamo dire con l’apostolo Paolo di aver …vissuto con piena coscienza davanti a Dio fino a questo giorno … di avere sempre una coscienza senza rimprovero davanti a Dio e davanti agli uomini –At 23:1-24:16.
Consideriamo la vicenda di Davide e Betsabea. Davide era un uomo secondo il cuore di Dio: perché accadde, dunque? La vicenda si trova in 2 Samuele, capitolo 11. Era il tempo in cui i re partivano per la guerra, e si combatteva contro gli Ammoniti. Ma Davide rimase a Gerusalemme. Quando cominciamo a fare le cose a modo nostro e ignoriamo la chiamata di Dio nella nostra vita, ostacoliamo lo Spirito. Davide se ne stava dunque in giro; si dice che era sdraiato sul suo letto. Stava cercando Dio? Non sembra. Un antico proverbio dice che «l’ozio è il padre dei vizi». Davide decide di fare una passeggiata sul tetto. Era innocente anche in quel momento? Forse Davide sapeva già che dal tetto avrebbe potuto vedere quella donna? Forse era già stato tentato, «sul far della sera», di guardare verso la casa di Betsabea. Comunque sia, ora si trovava in una situazione imbarazzante. Ciò che mi stupisce è che non ci fu alcuna riflessione: Davide non sembra concedere alla sua coscienza nemmeno un momento per agire. Semplicemente mandò dei messaggeri a prenderla e a condurla da lui, poi giacque con lei. Ancora una volta, sembra che la coscienza di Davide non stesse funzionando. Invece passò subito a insabbiare la cosa. Fece chiamare il marito di Betsabea e alla fine lo fece uccidere… poi sposò Betsabea. Ma Dio non aveva finito con Davide. In 2 Samuele, capitolo 12, si dice che Dio mandò Natan da Davide. Spesso, prima di abbandonarci a noi stessi, Dio manda un messaggero. Forse è un fratello della chiesa, forse un responsabile della chiesa. Ci rendiamo conto dei messaggeri che Dio ci manda e li ascoltiamo?
Natan andò da Davide e gli raccontò una storia…
C’erano due uomini in una città: uno ricco e l’altro povero. Il ricco aveva greggi e mandrie in grandissima quantità. Il povero, invece, non aveva nulla, se non una piccola agnella che aveva comprato e allevato; essa era cresciuta con lui e con i suoi figli, mangiava del suo cibo, beveva dalla sua coppa, dormiva sul suo petto ed era per lui come una figlia.
Un viaggiatore arrivò dal ricco, ma questi risparmiò le sue pecore e i suoi buoi per preparare da mangiare al viandante giunto da lui; prese invece l’agnella del povero e la preparò per l’uomo che era venuto da lui. Davide si adirò grandemente contro quell’uomo e disse a Natan: «Com’è vero che il Signore vive, l’uomo che ha fatto questo merita la morte. Restituirà l’agnella quattro volte tanto, perché ha fatto questo e non ha avuto pietà». Natan disse a Davide: «Tu sei quell’uomo»… –2 Sam 12:4-7.
Davide si trovò allora faccia a faccia con il suo peccato; c’era ancora tempo. Davide si pentì con autentico dolore secondo Dio e fu perdonato (leggete il Salmo 51).
Davide avrebbe potuto adirarsi con Natan e farlo uccidere. Oppure, e se Natan avesse rifiutato di andare a parlare con Davide per paura di lui? Quando desideriamo una coscienza pulita, credo che chi ci sta intorno se ne accorga e che per loro sia facile venire a parlarci del peccato nella nostra vita. Ma troppo spesso accade il contrario: preferiamo vivere come vogliamo e proteggerci dai consigli degli altri; e quando un fratello o una sorella viene a parlarci, ci arrabbiamo e non torna più a parlarci.
La via dello stolto è diritta ai suoi occhi, ma chi ascolta i consigli è saggio –Pr 12:15.
Se Natan avesse rifiutato di parlare con Davide, forse Davide non avrebbe mai visto il suo peccato. È nostra responsabilità parlare gli uni con gli altri, e questo conduce a una coscienza pulita. Spesso non è piacevole quando la coscienza ci punge, ma Dio l’ha progettata così, perché agiamo quando la coscienza ci rimprovera. Purtroppo, nella parola di Dio ci sono molti altri racconti di persone che si rifiutarono di pentirsi e sulle quali si riversò il giudizio di Dio.
Quando la coscienza ci punge, abbiamo due possibilità: adirarci e negare, oppure umiliarci e pentirci. È davvero così semplice. Cosa ci ritroviamo a fare quando Dio ci parla attraverso la coscienza? Ci lasciamo spezzare?
Nel libro degli Atti troviamo alcuni racconti di come le persone reagirono quando la coscienza fu trafitta. Il primo si trova al capitolo 2, il giorno di Pentecoste. Pietro, ripieno di Spirito Santo, alzò la voce e rivolse parole molto dure alla grande folla radunata. Si dice che, quando Pietro ebbe finito di predicare, gli ascoltatori furono trafitti nel cuore. Come reagirono? …dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Fratelli, che dobbiamo fare?» Pietro disse loro: «Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo» –At 2:37-38. E circa tremila persone furono aggiunte al Regno.
Quando reagiamo a quella trafittura del cuore, o alla voce di Dio che parla alla nostra coscienza, Dio ci ascolta e ci perdona! Tuttavia, se sfogliamo la Bibbia di poche pagine, troviamo un’altra reazione alla voce di Dio nella nostra coscienza.
In Atti, capitolo 5, vediamo che gli apostoli andavano predicando e guarendo i malati, e che il sommo sacerdote e quelli che erano con lui li misero in prigione. Ma Dio aprì le porte e li liberò. Notate che questo gruppo di uomini, con ogni probabilità molto giovani e da poco nella fede, si alzò presto la mattina seguente e andò al tempio a insegnare. Erano interamente consacrati. Quel giorno il sommo sacerdote volle parlare con i discepoli, così mandò qualcuno alla prigione, ma loro non c’erano. Arrivò allora uno che riferì loro: «Ecco, gli uomini che avete messo in prigione sono nel tempio e insegnano al popolo» –At 5:25. Andarono dunque al tempio e li condussero dal sommo sacerdote. Pietro riprese allora a parlare con franchezza, dicendo loro che dovevano ubbidire a Dio anziché agli uomini: …noi siamo testimoni di queste cose; e anche lo Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli ubbidiscono. Essi, udendo queste cose, si sentirono trafiggere il cuore e si consultarono per ucciderli –At 5:32-33.
Ancora una volta vediamo Dio parlare e convincere la coscienza; ma notate la loro reazione alla voce di Dio: «Si consultarono per ucciderli». Anche se siamo credenti, tendiamo ancora a reagire in modo simile quando la coscienza ci punge. Vogliamo neutralizzare qualunque cosa ci sia stata detta. Come Davide fece uccidere Uria, i sadducei cercarono di uccidere i discepoli, Erode decapitò Giovanni Battista e il mondo uccise il nostro Signore, così evitiamo le persone che dicono la verità e le cose difficili che Dio vuole farci sentire. Il Signore è odiato dal mondo perché ne attesta …che le sue opere sono malvagie –Gv 7:7.
Forse cominciamo ad avere prurito di udire, ascoltando soltanto ciò che vogliamo. Ci liberiamo della presenza di persone che ci vogliono bene e desiderano parlare alla nostra vita. Dimentichiamo spesso che la coscienza è un dono di Dio e una parte molto importante della vita di un credente. Quando smette di funzionare, siamo in grossi guai.
Una coscienza colpevole si è dimostrata una cosa molto difficile da affrontare. Ha spinto molti a ricorrere a droghe e alcol. Ha anche portato molti, come Giuda, a togliersi la vita. Molte persone non capiscono che una coscienza turbata è il modo in cui Dio chiama qualcuno a sé. C’è grande speranza per una coscienza inquieta. Non sono le pillole, i corsi, le droghe o l’intrattenimento. È il Signore Gesù Cristo, e soltanto lui. È impossibile annegare una coscienza turbata.
Una coscienza cauterizzata è peggio di una coscienza turbata. Questo accade quando qualcuno ha ignorato così a lungo la chiamata di Dio a pentirsi e ad abbandonare il proprio errore, che Dio lo abbandona al suo peccato. Gli permette di pensare che ciò che fa vada bene. È una condizione molto pericolosa, e pochi riescono a ritrovare la via della verità.
Cent’anni fa era normale che una città o un villaggio avesse un solo sceriffo a occuparsi della criminalità. Quarant’anni fa qualcuno chiese a uno di quegli sceriffi ormai in pensione come avessero fatto a tenere sotto controllo tutta la criminalità da soli. Rispose che era facile: allora la coscienza degli uomini funzionava ancora. Aggiunse che la maggior parte dei criminali, prima o poi, si consegnava. Preferivano affrontare la prigione piuttosto che continuare a vivere con la coscienza sporca.
Oggi ci sono molti criminali in fuga e uomini che ovunque vivono tranquillamente nel peccato. Sembra che la loro coscienza non funzioni più, cauterizzata con un ferro rovente. Oggi la mia preoccupazione non è questa, bensì la chiesa di Gesù Cristo. Abbiamo una coscienza pulita davanti a Dio? Attendiamo davvero con gioia il ritorno del Signore? Abbiamo gioia nella nostra vita, nelle nostre relazioni e nei nostri matrimoni? Perseguiamo attivamente il Regno di Dio, oppure cerchiamo di placare la coscienza con le cose del mondo, il denaro, l’intrattenimento, i piaceri e simili?
Da un po’ di tempo i miei figli volevano un cane, così alla fine ho deciso che era giunto il momento e ho portato a casa un cucciolo. Nei mesi successivi i bambini se ne innamorarono. Poi qualcuno lo rubò. I bambini erano disperati e ogni sera pregavano che Dio facesse tornare il cucciolo. Un giorno, mentre tornavamo a casa dopo il culto domenicale, un cucciolo uscì correndo da una casetta, saltellando e guaendo. Ci rendemmo subito conto che era il nostro cucciolo. Mi avvicinai alla casa e chiesi all’uomo se quello fosse il suo cane. Disse di sì, così gli chiesi dove l’avesse preso. L’uomo sosteneva di averlo comprato. Gli chiesi allora se fosse cristiano; ammise con imbarazzo di esserlo. Sorrisi e gli dissi che doveva sapere che Dio conosce la verità e vede ogni cosa. Gli diedi una pacca sulla spalla e tornammo a casa.
Poi aspettammo… e, puntualmente, bussarono alla porta. Aprii e vidi l’uomo con il nostro cucciolo in braccio. Disse che gli dispiaceva e ci restituì il cucciolo. Gli strinsi la mano e gli dissi che Dio era compiaciuto della sua reazione alla propria coscienza. L’uomo se ne andò senza il cucciolo, ma con qualcosa di molto più grande: una coscienza pulita davanti a Dio.
Quando scegliamo di ignorare la nostra coscienza, alla fine diventiamo amareggiati; crediamo che tutti ce l’abbiano con noi. Abbiamo da ridire sui sermoni che ascoltiamo, sul coniuge e sui figli. Ci chiudiamo in noi stessi, ci separiamo da Dio e dal suo popolo.
Se ti trovi in questa condizione, ricorda: un cielo sereno è a una preghiera di distanza.
I sacrifici graditi a Dio sono uno spirito affranto; tu, o Dio, non disprezzi un cuore affranto e umiliato –Sal 51:17.
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