# POTENZA DALL’ALTO

I moravi e il conte Zinzendorf

UNA PENTECOSTE MODERNA

Lingua: it  
Autore: by John Greenfield  
Numero originale: The Heartbeat of The Remnant, luglio/agosto 2004, Numero 4  
Pagine di origine: 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 35  
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[The Heartbeat of The Remnant, luglio/agosto 2004](<https://remnant.truechristian.church/it/issues/heartbeat-remnant-2004-07/>)

Uno storico moravo scrisse che la storia della Chiesa abbonda di testimonianze di particolari effusioni dello Spirito Santo e, in verità, il 13 agosto 1727 fu un giorno di effusione dello Spirito Santo\. Vedemmo la mano di Dio e le sue meraviglie, e fummo tutti sotto la nube dei nostri padri, battezzati con il loro Spirito\. Lo Spirito Santo venne su di noi e in quei giorni grandi segni e prodigi avvennero in mezzo a noi\. Da quel momento passò a malapena un giorno senza che vedessimo le sue opere onnipotenti in mezzo a noi\. Un grande desiderio della Parola di Dio si impadronì di noi, tanto che dovemmo tenere tre culti ogni giorno: alle 5:00 del mattino, alle 7\.30 del mattino e alle 9:00 di sera\. Ognuno desiderava sopra ogni altra cosa che lo Spirito Santo avesse pieno controllo\. L’amor proprio e la volontà propria, così come ogni disobbedienza, scomparvero, e un’inondazione travolgente di grazie ci trascinò tutti nel grande oceano dell’Amore divino\.

Nessuno dei presenti avrebbe saputo dire esattamente che cosa accadde quel mercoledì mattina, 13 agosto 1727, durante la celebrazione della Comunione convocata appositamente\. A malapena sapevano se si trovassero sulla terra o in cielo\. Il conte Nicholas Zinzendorf, il giovane capo di quella comunità, ne diede questo resoconto molti anni dopo: Dovevamo accostarci alla Comunione con la consapevolezza della vicinanza amorevole del Salvatore\. Fu questa la grande consolazione che, una generazione fa, fece di quel giorno una festa, perché proprio quel giorno, ventisette anni prima, la congregazione di Herrnhut, riunita per la comunione \(nella chiesa di Berthelsdorf\), era tutta insoddisfatta di sé\. Avevano smesso di giudicarsi a vicenda perché ciascuno si era convinto della propria indegnità agli occhi di Dio e, durante quella Comunione, ciascuno si sentiva al cospetto del nobile volto del Salvatore\. O capo pieno di ferite, pieno di dolore e di scherno\. Contemplando l’uomo dei dolori, che conosceva la sofferenza, i loro cuori dicevano loro che egli sarebbe stato il loro protettore e sacerdote, colui che subito trasformava le loro lacrime in olio di letizia e la loro miseria in felicità\.

Questa salda fiducia li trasformò in un solo istante in un popolo felice, come lo è ancora oggi, e da allora, grazie al ricordo e all’aiuto della grazia celeste, che era stata concessa loro e poi confermata migliaia di volte, nella loro felicità hanno guidato molte migliaia di altre persone\. Zinzendorf la descrisse come «un senso della vicinanza di Cristo» donato a tutti i presenti e anche ad altri membri della loro comunità che in quel momento lavoravano altrove\. La congregazione era giovane\. Zinzendorf, la guida umana, aveva 27 anni, all’incirca l’età media del gruppo\.

## DALLA PERSECUZIONE

I fratelli moravi erano nati dall’opera e dal martirio del riformatore boemo Jan Hus\. Avevano attraversato secoli di persecuzioni\. Molti erano stati uccisi, imprigionati, torturati o esiliati dalla loro patria\. Questo gruppo era fuggito in cerca di rifugio in Germania, dove il giovane nobile cristiano, il conte Zinzendorf, offrì loro asilo nelle sue proprietà in Sassonia\. Chiamarono la loro nuova casa Herrnhut, «la guardia del Signore»\. Da lì, dopo il battesimo nello Spirito Santo, diventarono evangelisti e missionari\. Cinquant’anni prima dell’inizio delle missioni estere moderne per opera di William Carey, la Chiesa morava aveva inviato oltre 100 missionari\. La loro rivista missionaria inglese, Periodical Accounts, ispirò William Carey\. Egli gettò una copia della rivista su un tavolo durante una riunione battista, dicendo: «Guardate che cosa hanno fatto i moravi\! Non possiamo seguire il loro esempio e, obbedendo al nostro Maestro celeste, andare nel mondo a predicare il Vangelo ai pagani?»

Quello zelo missionario ebbe inizio con l’effusione dello Spirito Santo\. Il conte Zinzendorf osservò: «Il Salvatore permise che venisse su di noi uno Spirito di cui fino ad allora non avevamo avuto esperienza né conoscenza… Fino a quel momento eravamo stati noi a guidare e ad aiutare\. Ora lo Spirito Santo stesso prese pieno controllo di ogni cosa e di ognuno»\. Quando venne lo Spirito\. La preghiera precede la Pentecoste\. All’inizio del 1727 la comunità scontenta di Herrnhut era profondamente divisa e i suoi membri si criticavano a vicenda\. Accese controversie minacciavano di disgregare la comunità\. La maggioranza proveniva dall’antica Chiesa morava dei Fratelli\. Tra gli altri credenti attratti a Herrnhut c’erano luterani, riformati e battisti\. Discutevano di predestinazione, santità e battesimo\.

Il giovane nobile tedesco, il conte Zinzendorf, implorò unità, amore e pentimento\. Convertitosi in giovane età, compose e firmò un patto: «Caro Salvatore, sii tu mio, e io sarò tuo»\. Il motto della sua vita era: «Ho una sola passione: Gesù, soltanto Gesù»\. Il conte Zinzendorf imparò il segreto della preghiera efficace\. Da adolescente fondò attivamente gruppi di preghiera e, lasciato il collegio di Halle a sedici anni, consegnò al famoso professor Francke un elenco di sette gruppi di preghiera da lui fondati\. Dopo aver terminato l’università, completò la sua formazione viaggiando all’estero\. Ovunque andasse, era dominato dalla passione per Gesù\. Nella galleria di dipinti di Düsseldorf fu profondamente colpito da un dipinto della crocifissione, sul quale erano scritte le parole: Hoc feci pro te; Quid facis pro me? \(Questo ho fatto per te; che cosa hai fatto tu per me?\)

## UN PATTO E UNA RIUNIONE DI PREGHIERA DURATA 100 ANNI\!

A Herrnhut, Zinzendorf visitò tutti i membri adulti della comunità, profondamente divisa\. Stese un patto che li invitava «a cercare e sottolineare i punti sui quali erano d’accordo» invece di insistere sulle loro differenze\. Il 12 maggio 1727 firmarono tutti un accordo per dedicare la propria vita, come lui aveva dedicato la sua, al servizio del Signore Gesù Cristo\. Il risveglio moravo del 1727 fu dunque preceduto e poi sostenuto da una preghiera straordinaria\. In mezzo a loro crebbe uno spirito di grazia, unità e supplica\. Il 16 luglio il conte aprì il suo cuore in preghiera, accompagnata da un fiume di lacrime\. Questa preghiera produsse un effetto straordinario\. L’intera comunità cominciò a pregare come mai prima\. Il 22<sup></sup> luglio molti membri della comunità strinsero spontaneamente un patto per incontrarsi spesso ed effondere il cuore in preghiera e in inni\.

Il 5 agosto il conte trascorse tutta la notte in preghiera con altri dodici o quattordici, dopo una grande riunione di preghiera a mezzanotte, durante la quale prevalse una forte commozione\. Domenica 10 agosto, mentre guidava il culto a Herrnhut, verso mezzogiorno il pastore Rothe fu sopraffatto dalla potenza del Signore\. Si prostrò nella polvere davanti a Dio\. Così fece l’intera congregazione\. Continuarono fino a mezzanotte a pregare e cantare, piangendo e pregando\.

Mercoledì 13 agosto 1727 lo Spirito Santo fu riversato su tutti loro\. Le loro preghiere furono esaudite in modi che superavano di gran lunga ogni aspettativa\. Molti decisero di riservare momenti specifici per continuare a pregare con fervore\. Il 26 agosto, ventiquattro uomini e ventiquattro donne si accordarono per continuare a pregare a turni di un’ora, giorno e notte, assegnando a sorte ogni ora a persone diverse\. Il 27 agosto entrò in vigore questa nuova disposizione\. Altri si unirono agli’intercessori e il numero dei partecipanti salì a settantasette\. Tutti rispettavano scrupolosamente l’ora loro assegnata\. Gli intercessori si riunivano ogni settimana e venivano informati delle necessità di preghiera\.

Anche i bambini, profondamente toccati da Dio, cominciarono tra loro un piano simile\. Chi ascoltava le loro suppliche infantili ne era profondamente commosso\. Le preghiere e le suppliche dei bambini ebbero un potente effetto sull’intera comunità\.

Quella straordinaria riunione di preghiera, iniziata nel 1727, durò cento anni\. Fu un fenomeno unico\. Nota come Intercessione oraria, consisteva in turni di uomini e donne che pregavano Dio senza sosta\. Quella preghiera condusse anche all’azione, soprattutto all’evangelizzazione\. Nei venticinque anni successivi, oltre cento missionari lasciarono quella comunità di villaggio, costantemente sostenuti dalla preghiera\. Uno dei risultati del loro battesimo nello Spirito Santo fu la gioiosa certezza del perdono e della salvezza\. Ciò ebbe un forte impatto sulle persone in molti paesi, compresi i Wesley\.

## JOHN E CHARLES WESLEY

Nel 1736 John e Charles Wesley salparono per l’America come missionari anglicani\. A bordo c’era anche un gruppo di immigrati moravi\. Durante una terribile tempesta tutti corsero il pericolo di naufragare\. John Wesley scrisse nel suo diario: «Alle sette andai dai tedeschi\. Da tempo avevo notato la grande serietà del loro comportamento\. Avevano dato prova continua della loro umiltà svolgendo per gli altri passeggeri quei servizi umili che nessuno degli inglesi voleva assumersi; non desideravano né accettavano alcun compenso, dicendo: “Era un bene per i loro cuori orgogliosi” e “il loro amorevole Salvatore aveva fatto molto di più per loro”\. Ogni giorno aveva offerto loro l’occasione di mostrare una mitezza che nessun torto poteva turbare\. Se venivano spinti, percossi o gettati a terra, si rialzavano e si allontanavano; ma dalla loro bocca non usciva alcuna lamentela\. Si presentava ora l’occasione di verificare se fossero liberati dallo spirito di paura, oltre che da quello di orgoglio, ira e vendetta\. Nel mezzo del salmo con cui era cominciato il loro culto, il mare ci investì, fece a pezzi la vela maestra, ricoprì la nave e si riversò tra i ponti, come se il grande abisso ci avesse già inghiottiti\. Tra gli inglesi si levarono urla terribili\. I tedeschi continuarono tranquillamente a cantare\. In seguito chiesi a uno di loro: “Non avevate paura?” Rispose: “Ringrazio Dio, no”\. Chiesi: “Ma le vostre donne e i vostri bambini non avevano paura?” Rispose con mitezza: “No, le nostre donne e i nostri bambini non hanno paura di morire”»\.

In Georgia, John Wesley cercò consiglio spirituale dal vescovo moravo A\. G\. Spangenberg\. Tornati in Inghilterra, nel 1738 i fratelli Wesley entrarono in stretta relazione con i moravi, in particolare con Peter Boehler, che in seguito divenne un importante vescovo moravo\. Il 4 marzo 1738 Wesley scrisse nel suo diario: «Trovai mio fratello a Oxford, in convalescenza dalla pleurite; con lui c’era Peter Boehler, per mezzo del quale \(nella mano del grande Dio\), domenica 5<sup></sup>, fui chiaramente convinto della mia incredulità e della mancanza di quella fede per mezzo della quale soltanto siamo salvati\. Mi venne subito in mente: “Smetti di predicare\. Come puoi predicare agli altri se tu stesso non hai fede?” Chiesi a Boehler se pensasse che dovessi smettere oppure no\. Rispose: “Assolutamente no”\. Chiesi: “Ma che cosa posso predicare?” Disse: “Predica la fede finché non avrai fede”\. Così, lunedì 6<sup></sup>, cominciai a predicare questa nuova dottrina, benché la mia anima si ritraesse da quell’opera\. La prima persona a cui offrii la salvezza per sola fede era un prigioniero condannato a morte»\.

Alla fine John Wesley giunse alla certezza della salvezza\. La sua testimonianza dice:

«Mercoledì 3 maggio 1738\. Mio fratello ebbe una conversazione lunga e approfondita con Peter Boehler\. E ora piacque a Dio aprirgli gli occhi, affinché anche lui vedesse chiaramente quale fosse la natura di quell’unica vera fede vivente, per mezzo della quale soltanto siamo salvati “per grazia”\. Mercoledì 24 maggio\. La sera andai, assai controvoglia, a una riunione in Aldersgate Street, dove qualcuno leggeva la prefazione di Lutero all’Epistola ai Romani\. Verso le nove meno un quarto, mentre descriveva il cambiamento che Dio opera nel cuore mediante la fede in Cristo, sentii il cuore stranamente riscaldato\. Sentii di confidare davvero in Cristo, in Cristo soltanto, per la salvezza; e mi fu data la certezza che egli aveva tolto i miei peccati, persino i miei, e mi aveva salvato dalla legge del peccato e della morte\. Venerdì 26 maggio\. La mia anima rimase in pace, ma ancora oppressa, a causa di molte tentazioni\. Chiesi al signor Telchig, il moravo, che cosa dovessi fare\. Disse: “Non devi lottare contro di esse come facevi prima, ma fuggirle non appena compaiono e trovare rifugio nelle ferite di Gesù”»\.

In quel periodo metodisti e moravi si incontravano spesso per studiare la Bibbia e pregare\. Il biografo di George Whitefield scrisse: Whitefield cominciò il nuovo anno \(1739\) con la stessa gloria con cui aveva concluso quello appena trascorso\. Ricevette la comunione, predicò due volte, tenne due esposizioni delle Scritture, partecipò a un’agape morava a Fetter Lane, dove trascorse tutta la notte in preghiera a Dio, tra salmi e ringraziamenti; poi dichiarò «che era il giorno di Capodanno più felice che avesse mai visto»\. Quell’agape a Fetter Lane fu memorabile\. Oltre a una sessantina di moravi, erano presenti almeno sette metodisti di Oxford: John e Charles Wesley, George Whitefield, Wesley Hall, Benjamin Ingham, Charles Kinchin e Richards Hitchins, tutti ministri ordinati della Chiesa d’Inghilterra\. Wesley scrive: «Verso le tre del mattino, mentre perseveravamo nella preghiera, la potenza di Dio scese con forza su di noi, tanto che molti gridavano per la gioia incontenibile e molti caddero a terra\. Appena ci fummo ripresi un poco da quello stupore e da quel timore reverenziale dinanzi alla presenza della Sua Maestà, prorompemmo a una sola voce: “Ti lodiamo, o Dio; ti riconosciamo come Signore\!”»

La valutazione di Wesley del risveglio moravo, che portò alla sua stessa conversione, fu profetica\. Quando Peter Boehler, di nove anni più giovane di lui, lasciò l’Inghilterra per l’America dopo alcuni mesi, Wesley annotò nel diario: Peter Boehler lasciò Londra per imbarcarsi diretto in Carolina\. Oh, quale opera ha iniziato Dio da quando è venuto in Inghilterra\! Un’opera che non avrà mai fine, finché non passeranno il cielo e la terra\! Peter Boehler scrisse al conte Zinzendorf: «Gli inglesi hanno fatto un gran parlare di me; e, sebbene non sapessi parlare molto inglese, volevano sempre che raccontassi loro del Salvatore, del suo sangue e delle sue ferite, e del perdono dei peccati»\.

## INFLUENZA SU TUTTI I SETTORI DELLA SOCIETÀ

Le parole, la predicazione e le lettere di Zinzendorf erano colme di Cristo\. Ovunque andassero, i moravi parlavano del loro Signore, cantavano di lui e ne davano spontaneamente testimonianza\. Lo Spirito Santo li aveva riempiti, come nella Chiesa primitiva, di grande amore per il loro Signore\. Il loro vescovo Spangenberg, per esempio, raccontò la conversione di Johannes, un capo indiano che era stato un uomo molto malvagio\. Il capo disse che un giorno un predicatore era venuto presso la loro tribù e aveva dimostrato loro che esisteva un Dio\. Gli avevano risposto che non lo ignoravano e gli avevano detto di andarsene\. Un altro predicatore era venuto a dire loro di non rubare, di non bere troppo e di non mentire\. Lo avevano considerato uno sciocco, perché già lo sapevano, e lo avevano mandato a predicare alla sua gente, peggiore degli indiani proprio in quei vizi\. Poi Christian Henry Rauch, uno dei fratelli moravi, era venuto alla sua capanna, si era seduto con lui e gli aveva parlato di Gesù\. Stanco per il viaggio, Christian Henry si era poi sdraiato e addormentato, senza temere il capo\. Johannes non riusciva a togliersi dalla mente le parole del moravo\. Sognò la croce\. Parlò alla sua tribù di Gesù e i suoi membri si pentirono, mentre lo Spirito Santo muoveva i loro cuori\. Johannes disse al vescovo: «Così, per grazia di Dio, ebbe luogo il risveglio in mezzo a noi\. Perciò vi dico, fratelli: predicate ai pagani Cristo, il suo sangue e la sua morte, se volete che tra loro si produca una benedizione»\.

In Europa, una contessa, legata da stretta amicizia a re, imperatori e principi, famosa per i suoi straordinari talenti e la sua arguzia nella conversazione, scoprì che ormai nessuno dei suoi svaghi e divertimenti la soddisfaceva più\. Un umile calzolaio moravo si presentò al suo cospetto e lei rimase colpita dalla sua straordinaria allegria\. Gli chiese perché fosse così felice; lui rispose: «Gesù ha perdonato i miei peccati\. Me li perdona ogni giorno, mi ama, e questo mi rende felice in ogni momento»\. La contessa rifletté su quelle parole e cominciò a pregare\. La convinzione del peccato la condusse alla stessa fede gioiosa e divenne una grande testimone di Cristo tra le persone titolate, specialmente alla corte dell’imperatore di Russia Alessandro I, suo caro amico\.

## UN CANTO NUOVO

Allora, come oggi, il battesimo nello Spirito Santo dei moravi e poi dei metodisti produsse un fiume di canti sacri\. Molti dei migliori inni si possono ricondurre a questa effusione dello Spirito Santo\. Gli inni moravi erano colmi di lode a Cristo, di adorazione di lui come Dio e di proclamazione delle sue virtù e della sua opera\. In genere gli inni moravi erano preghiere rivolte a Cristo\. Una caratteristica dei moravi era che le loro preghiere fossero generalmente rivolte al Salvatore\. Onorando il Figlio, onoravano il Padre che lo aveva mandato e lo Spirito Santo che glorificava Cristo\. Il principale cantore di allora era il devoto giovane nobile conte Zinzendorf\. Divenne il principe dei poeti di inni tedeschi\.

## L’INGHILTERRA VIDE SVILUPPI SIMILI

Uno dei tanti figli spirituali di Peter Boehler fu John Gambold, giovane ecclesiastico della Chiesa d’Inghilterra, laureato a Oxford e amico dei Wesley\. Si unì alla Chiesa morava e ne divenne il primo vescovo inglese\. Alcuni dei suoi inni e canti sacri divennero famosi\. Un altro inglese convertito da Peter Boehler fu James Hutton, celebre libraio\. Anche lui scrisse alcuni preziosi inni\. Il più noto autore inglese di inni moravi durante il Grande Risveglio fu John Cennick\. Durante uno dei celebri incontri all’aperto di Cennick, un giovane lavoratore scozzese, John Montgomery, si convertì\. Si unì alla Chiesa morava e John e Mary Montgomery diventarono missionari moravi nelle Indie Occidentali, dove morirono e furono sepolti\. Il loro figlio James studiò nella scuola morava di Fulneck\. James Montgomery è annoverato tra i grandi autori di inni di quell’epoca\. Dopo la sua conversione nel 1738, avvenuta grazie alla testimonianza e alle preghiere di Peter Boehler, Charles Wesley fece pubblicare oltre 6\.000 inni\. La maggior parte dei suoi inni testimonia la sua profonda esperienza di salvezza\.

Peter Boehler gli aveva detto: «Se avessi mille lingue, loderei Gesù con ognuna di esse»\. Questo spinse Wesley, poco dopo la sua conversione, a scrivere i versi immortali:

Oh, avessi mille lingue per cantare le lodi del mio caro Redentore, le glorie del mio Dio e Re, i trionfi della sua grazia\. Egli spezza il potere del peccato cancellato, libera il prigioniero; il suo sangue può purificare il più impuro, il suo sangue è valso anche per me\.

## FRUTTO CHE RIMANE

Un viaggiatore di quel periodo scrisse questa sorprendente testimonianza: «In tutti i miei viaggi ho trovato soltanto tre cose che superassero le mie aspettative: l’oceano, il conte Zinzendorf e la congregazione di Herrnhut»\. Herrnhut era diventata un centro spirituale visitato da persone provenienti da ogni parte d’Europa, desiderose di essere salvate o di essere battezzate nello Spirito Santo e nel fuoco\. La visita di John Wesley a Herrnhut fu tipica di migliaia di altre\. «Dio mi ha finalmente concesso», scrisse al fratello Samuel, «il desiderio del mio cuore\. Sono con una Chiesa la cui cittadinanza è nei cieli, i cui membri hanno gli stessi sentimenti che erano in Cristo e camminano come lui camminò»\. Nel suo diario scrisse: «Avrei volentieri trascorso qui la mia vita, ma il mio Maestro mi ha chiamato a lavorare in un’altra parte della sua vigna\. Oh, quando questo cristianesimo coprirà la terra come le acque coprono il mare?»

Alla fine della sua vita il conte Zinzendorf poté dire trionfalmente: «Vado dal mio Salvatore\. Sono pronto\. Ora nulla mi trattiene\. Non so dire quanto vi ami tutti\. Chi avrebbe creduto che la preghiera di Cristo, “che siano tutti uno”, potesse realizzarsi in modo così straordinario tra noi\! Avevo chiesto soltanto le primizie tra i pagani, e mi sono state date migliaia di persone\. Non è come se fossimo in cielo? Non viviamo forse insieme come gli angeli? Il Signore e i suoi servitori si comprendono\. Sono pronto»\.

Oltre quattromila persone accompagnarono la sua salma al luogo di sepoltura sull’Hutberg, tra cui ministri moravi provenienti da Olanda, Inghilterra, Irlanda, America del Nord e Groenlandia\. La sua lapide recava questa iscrizione: «Qui giacciono i resti dell’immortale uomo di Dio, Nicholas Lewis, conte e signore di Zinzendorf e Pattendorf, che per la grazia di Dio e il proprio instancabile servizio divenne l’ordinario della Chiesa dei Fratelli, rinnovata in questo diciottesimo secolo\. Nacque a Dresda il 26 maggio 1700 ed entrò nella gioia del suo Signore a Herrnhut il 9 maggio 1760\. Fu designato a portare frutto, e perché il suo frutto rimanesse»\.

## RINNOVA I NOSTRI GIORNI

Il rinnovamento della Chiesa morava può spronarci a pregare: «Rinnova i nostri giorni come un tempo»\. Nel 1927, 200 anni dopo il risveglio nella Chiesa morava, il direttore di The Biblical Review, New York, scrisse: Che si sia favorevoli o meno all’idea dei risvegli, chi voglia approfondire la questione non può permettersi di trascurare la storia e gli insegnamenti dei moravi\. Fin dall’inizio, la loro è stata una grande Chiesa del Risveglio; il suo contributo alla causa generale del cristianesimo, e in particolare alle missioni estere, merita ampio riconoscimento\. La storia del loro sviluppo spirituale e della sua influenza è una delle più ispiratrici negli annali del cristianesimo\.

La loro prima grande esperienza, che diede ai moravi una tale potenza spirituale, fu un’esperienza personale di salvezza\. La seconda grande esperienza che conferì loro tale potenza spirituale e capacità di guida fu il battesimo nello Spirito Santo\. Il dottor J\. Kenneth Pfohl, pastore moravo, scrisse su The Moravian nel 1927: «La grande Pentecoste morava non fu una pioggia di benedizioni da un cielo senza nubi\. Sì, giunse improvvisamente, altrettanto improvvisamente quanto la benedizione della sua grande precorritrice a Gerusalemme, quando nacque la Chiesa cristiana\. Tuttavia, da tempo c’erano segni di piogge abbondanti, anche se molti non li riconobbero\. In breve, la benedizione del 13 agosto 1727 fu preparata con diligenza e fervore\. Non conosciamo annali della storia della Chiesa che testimonino un desiderio più grande di un’effusione dello Spirito Santo e uno sforzo più paziente e perseverante in tal senso di quelli della nostra stessa Chiesa tra il 1725 e il 1727»\.

Si distinguono due diversi percorsi di preparazione e impegno spirituale in vista della benedizione\. Uno era la preghiera; l’altro il lavoro individuale con le singole persone\. Ci viene detto che «uomini e donne si riunivano per pregare e lodare nelle case gli uni degli altri, e la chiesa di Berthelsdorf era gremita oltre ogni capienza»\. Poi lo Spirito venne con grande potenza\. Allora l’intero gruppo ricevette la benedizione tutto insieme\. In un altro articolo su The Moravian, il dottor E\. S\. Hagen dichiarò: «Il grande risveglio di Herrnhut nel 1727 fu il risultato normale e logico della preghiera e della predicazione della Parola della Croce\. “Cristo, e lui crocifisso” era la confessione di fede dei nostri fratelli, e “la testimonianza interiore della remissione dei peccati per mezzo della fede nel suo sangue” la loro benedetta e vivificante esperienza»\.

Lecky, nella sua History of Morals, dice della conversione di John Wesley, avvenuta il 24 maggio 1738 durante la riunione di preghiera dei fratelli moravi in Aldersgate Street: «Ciò che accadde in quella stanzetta fu più importante per l’Inghilterra di tutte le vittorie di Pitt per terra o per mare»\.

…Rinnovare i nostri giorni come un tempo significa tornare alla preghiera fervente e alla predicazione fervente ed efficace della remissione dei peccati attraverso il sacrificio vicario e lo spargimento del sangue di Gesù Cristo, il Figlio di Dio\. Il tempo del risveglio sta arrivando\. Lo attendiamo con grande speranza\. Prima di quanto immaginiamo, per il popolo di Dio che si dedica alla preghiera fervente e perseverante e alla testimonianza scritturale riguardo al Vangelo del nostro Signore Gesù Cristo, si apriranno le finestre del cielo\.

Il tempo dei risvegli non è passato\. Lo Spirito Santo attende ancora di riempire i credenti di potenza dall’alto\.

Adattato da una riproduzione di Geoff Waugh  
di “Power from on High” di John Greenfield\.  
Edimburgo: Marshall, Morgan, and Scott\.

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  <p>Questo articolo è stato tradotto con l’intelligenza artificiale di OpenAI (modello: gpt-6.1-sol) e non è ancora stato revisionato da una persona. L’originale inglese è la versione autorevole. In caso di dubbi sul significato, consultare l’originale inglese. <a href="/en/revival/power-from-on-high/" data-source-article-id="7b699913-16ec-4087-9e0c-ca867e750d90" hreflang="en">Originale inglese</a></p>
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